Reatech, ovvero la disabilità come risorsa per lo sviluppo

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di Franco Bomprezzi

Da tantissimi anni (forse troppi, potreste pensare) seguo da vicino e con interesse ogni occasione di incontro pubblico tra domanda e offerta di servizi e di prodotti destinati a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità. Le fiere, in genere, sono soprattutto orientate al mercato e dal mercato. Nella disabilità questo confine, questo paradigma di un settore economico che vede l’Italia leader mondiale, per quantità e qualità di esposizione, diventa labile, spesso impalpabile. Non si capisce infatti se sia la domanda più importante dell’offerta, oppure il contrario. Ecco perché è fondamentale trovare il giusto punto di equilibrio, volendo costruire un evento che sia memorabile e che apra spazi all’immaginazione di un futuro migliore del presente. Con questo spirito affronto adesso Reatech Italia, a Fieramilanocity, dal 10 al 12 ottobre. Non è una fiera, ma non è neppure un convegno di settore. E’ l’immaginazione al potere.
Mi piace pensare che questa edizione, costruita in mesi di paziente lavoro di ideazione e di costruzione di contenuti, selezionati attraverso la collaborazione attiva di associazioni, esperti, singole persone, aziende, rappresenti in qualche modo un punto di svolta, quasi di non ritorno, rispetto alle tradizionali fiere di settore. Le persone con disabilità e i loro familiari hanno infatti peregrinato spesso, di mostra in mostra, in Italia e all’estero, sperando di risolvere singoli problemi pratici, per muoversi meglio in casa, o per guidare, o per studiare, viaggiare, fare sport, e così via. Ognuno il proprio pezzetto. Avvicinati da aziende che sono sempre state abituate a rimanere di nicchia, a non confrontarsi con la normalità della vita, con i desideri assolutamente simili a quelli di tutti, che animano le persone con disabilità, uomini, donne, giovani, adulti o anziani che siano. Aziende italiane e multinazionali che giustamente cercano il business, o quanto meno un equilibrio tra costi e ricavi, si fanno concorrenza fra di loro, come è naturale, non tanto giocando sul prezzo dei prodotti (dato che non si può parlare propriamente di “mercato” degli ausili, in presenza di un sistema misto, in buona misura facilitato, per così dire, dalla mano pubblica e dal welfare), quanto sulla propria credibilità, sulla vicinanza territoriale nell’assistenza post-vendita, sui testimonial, spesso persone disabili che si sono distinte nello sport.
La crisi non ha risparmiato questo mondo del tutto particolare. E dire che il know-how, in molti casi, parla italiano. Stiamo parlando di un settore che vive di esportazione, anche se soffre di concorrenza a costi bassi di produzione, come avviene in tanti altri campi. Ma la crisi è soprattutto di idee, di fantasia, di creatività. Reatech Italia affronta questo mondo da un altro punto di vista, completamente diverso e per certi versi affascinante, come scommessa del tutto inedita. Ossia partendo dai sogni, dai desideri, dal “fai da te”, dalle applicazioni “smart”, dalle esperienze delle persone, dai grandi racconti di eccezionale normalità, dal bisogno di inclusione e di autonomia che tutti sentiamo come fondamentale. Le aziende non hanno forse del tutto compreso questa opportunità, eppure la tre giorni di Milano sarà ricchissima di contenuti e penso anche di pubblico, trainato certamente dalla giornata paralimpica nazionale, ma non solo.
C’è un segreto, infatti, che nessuna fiera ha saputo carpire sino ad oggi: è il segreto della libertà, del desiderio di felicità, del bisogno di incontrarsi, di scambiare vita, di rappresentare la realtà e le speranze, di dimostrare capacità e risorse, di vincere la sfida dell’esistenza, anche quando è segnata da un deficit o da un evento traumatico non previsto.
Ecco, in questi tre giorni, quando non dovrò svolgere il ruolo di moderatore di convegni, mi tufferò come un curioso cronista in mezzo allo spazio occupato non solo dai prodotti, ma soprattutto dalle persone e dalle idee. Vi aspetto.

di Giovanni Cupidi

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