21% delle famiglie con componenti disabili è a rischio impoverimento

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Oltre il 21% delle “famiglie con disabilità” in Italia è a rischio povertà, contro il 18% circa delle famiglie senza componenti disabili: lo dicono i dati, elaborati per Redattore sociale dall’Istat, rilevati nella “Indagine sulle condizioni di vita” (Eusilc) relativi al periodo 2004-2011. Dati che evidenziano come la disabilità in famiglia pesi particolarmente al Nord, dove la “forbice” tra famiglie con disabilità e famiglie senza disabilità è particolarmente larga: il rischio povertà riguarda infatti il 14% delle prime, contro meno del 10% delle seconde. Diversamente, al centro e al sud la differenza pare essersi assottigliata negli ultimi anni: nel 2010, il rischio povertà riguardava al Centro circa il 16% delle famiglie e al Sud oltre il 33%, ma senza significative differenze tra famiglie con o senza disabilità.
Per quanto riguarda la tendenza degli ultimi anni, dal 2003 al 2010 non si registrano variazioni significative: è interessante però notare che, mentre il rischio povertà per le famiglie con disabilità è cresciuto di due punti tra il 2009 e il 2010 al Sud (da 31 a 33%) e al Centro (da 14,2 a 16,4%), al Nord le condizioni economiche di queste famiglie hanno subito un leggero miglioramento, facendo scendere il rischio povertà da 11,3 a 9,9%.A livello nazionale, comunque, non si assottiglia la forbice tra famiglie con disabilità e senza: il rischio povertà, che nel 2003 interessava il 23% delle famiglie con disabilità e il 19% di quelle senza, 7 anni dopo interessa il 21% delle prime e il 18% delle seconde: in altre parole, le famiglie in cui sia presente una persona disabili hanno maggiori difficoltà economiche delle altre. L’indagine pare quindi confermare quanto denunciato da famiglie e associazioni, che riferiscono di una maggiore sofferenza economica delle famiglie in cui sia presente almeno una persona con disabilità. Sull’argomento, sopratutto l’Anffas aveva sollecitato , per voce del presidente Roberto Speziale, una rilevazione da parte dell’Istituto di statistica, perché fosse possibile verificare e quantificare scientificamente una condizione di disagio vissuta e testimoniata dalle famiglie.
L’Istat, interpellato da Redattore Sociale, ha risposto per voce del direttore del Dipartimento delle statistiche sociali e ambientali, Linda Laura Sabbadini: “L’Istat inserisce, nella maggior parte delle rilevazioni, uno o più quesiti (gli stessi quesiti sono utilizzati da diversi anni anche negli altri paesi dell’Unione Europea), mirati a individuare la presenza di persone con disabilità nelle famiglie, con l’obiettivo di descriverne le condizioni di vita e di salute. Tra le principali rilevazioni, si possono citare: l’Indagine sulla salute e sull’utilizzo dei servizi sanitari, l’Indagine di ritorno sulle persone con disabilità, l’Indagine sulle attività e la vita quotidiana e l’Indagine Eu-Silc sul reddito e le condizioni di vita”.
Per quanto riguarda in particolare il rapporto tra disabilità e povertà, “grazie ai dati rilevati con l’indagine Istat – Eu-Silc sul reddito e le condizioni di vita – continua Sabbadini – è stato possibile produrre alcuni indicatori che documentano la condizione economica di queste famiglie e consentono di fornire misure della distribuzione del reddito familiare, del disagio economico e del ‘rischio di povertà’, e di confrontarla con quella riscontrata nel resto della popolazione. Questi indicatori sono stati messi a disposizione attraverso il Sistema sulla Disabilità (disabilitàincifre) dell’Istat pubblicato sul sito istituzionale (Istat.it) per condividere e rendere accessibile il patrimonio informativo delle Istituzioni che producono dati relativi alla disabilità. Attualmente il sito è in fase di ristrutturazione per essere potenziato con strumenti di diffusione più moderni, pertanto la sezione con gli indicatori in oggetto non è aggiornata. Si prevede di completare questa operazione nei prossimi mesi, nel frattempo restiamo a disposizione per fornire l’elaborazione dei dati più aggiornati”. I dati più aggiornati sono quelli che l’Istat ha anticipato su richiesta di Redattore Sociale.
(controlacrisi.org)

di Giovanni Cupidi

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