DISABILITÀ, LE SETTE “LINEE D’INTERVENTO” DEL PROGRAMMA D’AZIONE

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Dalla riforma della 104 alla cooperazione internazionale, passando per la salute, il lavoro, la scuola, la mobilità e l’autonomia: sono i sette obiettivi indicati dall’Osservatorio, nel Programma appena pubblicato in Gu

Azioni e interventi concreti per garantire alle persone con disabilità una qualità di vita in linea con i diritti sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Convenzione Onu: è questo, in sintesi, l’obiettivo del Programma d’azione per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, elaborato dall’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale.
Sette le “linee d’intervento” individuate, corrispondenti ai principali ambiti della vita privata e sociale delle persone con disabilità. Revisione del sistema di riconoscimento e certificazione della disabilità. Avviare una “riforma della legge della Legge 104/92, che preveda l’introduzione specifica della definizione di ‘persona con disabilità’ indicato dalla Convenzione Onu”: è questo uno dei rpoimi obiettivi indicati dall’Osservatorio. Per l’accesso ai benefici e ai servizi, si terrà conto del “grado” di disabilità, che sarà misurato sulla base “dei diritti/funzionamenti di base: salute, cura di sé, scuola/formazione, lavoro e inclusione sociale determina la condizione di “gravità della disabilità”. Per quanto riguarda le risorse finanziariedestinate alla disabilità, l’Osservatorio da un lato chiede che sia incentivato il Fondo nazionale per le non autosufficienze, dall’altro ipotizza la riforma delle attuali forme di assistenza economica, anche tenendo conto del “rischio di ‘impoverimento’ della persona con disabilità e fortemente acuito in questa fase di crisi economica del Paese”.Lavoro. Non si conosce il numero dei disoccupati con disabilità, ma si sa che i posti di lavoro a questi riservati restano in parte (21%) inoccupati. E’ questa una delle principali incongruenze nell’applicazione della legge (n. 68/99) che norma l’inserimento lavorativo delle persone disabili. Obiettivo principale è quindi “aggiornare la legislazione in vigore e renderla più efficace nell’offrire occasioni di lavoro, in particolare attraverso un miglior funzionamento del collocamento mirato di cui alla legge 68/99”. Occorre poi “rifinanziare il fondo nazionale per la legge 68/99, oggi sostanzialmente azzerato”, prevedere nuove “competenze per il collocamento mirato in modo da seguire i lavoratori con disabilità durante tutto il percorso lavorativo”, elaborare una “legislazione ad hoc” per il lavoratori colpiti da “malattie ingravescenti/croniche progressive”, prevedere modalità come il part-time e il telelavoro per le persone con disabilità.
Vita indipendente e inclusione sociale. Assistenza indiretta, domiciliarità, percorsi di autonomia personale: sono queste le “parole chiave” intorno alle quali si sviluppa il concetto e l’obiettivo della “vita indipendente”, indicato nel Programma d’azione. Nella costruzione di questo processo di autonomia, assume fondamentale importanza il superamento e l’abrogazione di due strumenti giuridici che sono in contraddizione con questo obiettivo: l’interdizione e l’inabilitazione. Di contro, l’unico strumento giuridico valido per tutelare giuridicamente le persone con disabilità, senza privarle della possibilità di esercitare le proprie capacità e funzioni, è l’amministratore di sostegno. L’Osservatorio chiede quindi un “intervento legislativo statale di riforma del codice civile”, che rafforzi questa figura, ampliandone l’ambito d’intervento.
Accessibilità e mobilità. Elaborare, tramite un’apposita Commissione, le “linee guida per la progettazione universale”; rifinanziare, con risorse adeguate, i “fondi statali per l’abbattimento delle barriere architettoniche apportato da privati nelle proprie abitazioni e negli spazi condominiali”; promuovere programmi formativi sulla progettazione universale, rivolti alle diverse tipologie di soggetti interessati; attuare il nuovo Regolamento europeo in materia di trasporto urbano ed extraurbano, nominando l’Organismo responsabile dell’applicazione; sostenere “l’impegno degli Enti Locali nel dare piena attuazione alle previsioni contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica (n. 151 del 30 luglio 2012) concernente l’adozione del Contrassegno unificato europeo per persone disabili”; riattivare “a tutti i livelli istituzionali una forte attenzione al tema dell’inclusione digitale”: sono queste le principali linee di intervento suggerite dall’Osservatorio per realizzare ambienti e contesti accessibili a tutti.
Formazione e inclusione scolastica. Introdurre nella legislazione corrente il concetto di “accomodamento ragionevole”, già previsto nella Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità; ottimizzare i percorsi di formazione obbligatoria iniziale e in servizio prevista per gli insegnanti, sia curricolari che di sostegno, “sulle strategie educative appropriate a favorire l’apprendimento per gli alunni con disabilità e necessità educative speciali”; garantire la continuità didattica, cioè la permanenza dello stesso docente di sostegno accanto all’alunno per tutto il ciclo scolastico: sono alcune delle azioni suggerite dall’Osservatorio al governo. Si chiede poi di rendere accessibili gli istituti scolastici attraverso il progressivo abbattimento delle barriere architettoniche.
Salute, diritto alla vita, abilitazione e riabilitazione. Due gli obiettivi in ambito sanitario indicati come fondamentali dall’Osservatorio: il primo, “individuare i livelli essenziali di assistenza sociale e socio-sanitaria alle persone con disabilità”; il secondo, “ridefinire in modo univoco nella legislazione italiana i concetti di gravità e di non autosufficienza”. L’Osservatorio propone poi di istituire la figura del “disability-case manager”, che avrà il compito di “strutturare con il cittadino una risposta adeguata ai bisogni” e veicolare “un’informazione corretta sulla salute, nel momento in cui il cittadino si trovi di fronte a scelte di cura e presa in carico particolarmente complesse”. Inoltre, chiede che siano garantiti servizi “di supporto ed orientamento per le madri che decidono di portare a termine una gravidanza a rischio”, nonché una “accoglienza in contesti adeguati di bambini con disabilità abbandonati in culla o nella prima infanzia”.Cooperazione internazionale. E’ questo il tema dell’ultimo capitolo del Programma d’azione: l’unico a cui, a Bologna, non sarà dedicato alcun gruppo di lavoro specifico. Nelle ultime settimane è stato intanto centrato uno dei principali obiettivi indicati nello stesso Programma: la realizzazione di un Piano d’azione per le persone con disabilità della Cooperazione Italiana, elaborato dal ministero per gli Affari esteri e dalla Rids (Rete italiana disabilità e sviluppo). Altre azioni previste nel programma sono: la “definizione di un piano formativo indirizzato a tutto il personale del Mae e agli enti esecutori di iniziative”. L’Osservatorio chiede poi che un’attenzione particolare sia riservata alla “definizione più accurata dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità in situazioni di catastrofi e disastri naturali” e alla “organizzazione di corsi di formazione per il personale preposto alla sicurezza in servizio in Italia e all’estero”.
(superabile.it)

di Giovanni Cupidi

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