Boxe e disabilità, buone notizie: apertura della Federazione italiana

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Possibile rivoluzione del mondo del ring: dalla FIP l’istituzione di una commissione di studio per l’accesso di atleti disabili alla pratica del pugilato amatoriale

BOXE e disabilità, c’è una importante apertura del mondo del ring. La Federazione Pugilistica Italiana (FPI) ha infatti istituito una commissione di studio finalizzata all’accesso degli atleti disabili per la pratica del pugilato amatoriale la cui composizione sarà concordata con la commissione medica federale, la commissione studi e ricerche ed il coordinatore del settore sanitario della FPI.

Il crescente interesse verso la nostra disciplina – recita una comunicato della Fip – e l’aumento del numero di praticanti tesserati, con particolare riguardo al settore femminile e giovanile, ha determinato la volontà di delineare un percorso di pieno coinvolgimento del mondo degli sportivi diversamente abili prevedendo una corretta informazione a tutti gli appassionati e una puntuale formazione dei dirigenti e tecnici delle società e associazioni affiliate alla FPI, anche raccogliendo le diverse e positive esperienze maturate nel territorio.

In passato, per altro, la FPI aveva già mostrato apertura verso il mondo dello sport per diversamente abili, consentendo il tesseramento di atleti agonisti con sordomutismo e di altri atleti e arbitri con disabilità fisiche. In particolare, per quanto concerne l’attività amatoriale, si vuole chiarire che l’attività di palestra “senza contatto” sia assolutamente auspicabile, se in possesso del certificato d’idoneità non agonistica. Potrebbero invece insorgere controindicazioni di natura sanitaria in caso di attività amatoriali con cosiddetto “contatto leggero” o “contatto controllato“, proprie delle attività riconducibili alla “gym boxe“, vista la complessità delle varie disabilità.

Si chiarisce, inoltre, che la FPI non ha revocato alcun tesseramento ad atleti amatori non agonisti diversamente abili, che potranno continuare a svolgere la propria attività secondo le indicazioni appropriate dei tecnici preposti nelle rispettive A.S.D. di appartenenza.

La FPI, che ha come compito primario la prevenzione per la tutela della salute degli atleti, è orientata a una rapida conclusione dei lavori della xommissione di studio sopra citata, al termine dei quali saranno emanate linee guida più dettagliate sulla pratica amatoriale, anche per sportivi diversamente abili.

(LaRepubblica)

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