Le persone disabili potranno praticare attività di preboxe

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Novità sul fronte sport e disabilità. Anche in Italia le persone con disabilità avranno ora la possibilità di praticare attività prepugilistica regolamentata.

Avevamo già anticipato questo tema nel precedente articolo del 2018 “Boxe e disabilità, buone notizie: apertura della federazione italiana

Si tratta di una importante novità emersa dal consiglio federale della FPI (Federazione Puglistica Italiana) tenutosi ieri a Roma. Una nota ufficiale diffusa al termine della riunione avvisa che sono state approvate in via definitiva “le linee guida che prevedono l’avvio dell’attività prepugilistica per i disabili che da quest’anno potranno essere tesserati per tale attività“.
Nel contempo, sarà avviata una fase sperimentale per l’introduzione di un’attività pugilistica a contatto controllato – prosegue il comunicato – in sintonia con le indicazioni del Comitato Italiano Paralimpico“.

Ciò viene incontro, viene precisato a margine del Consiglio, a una diffusa richiesta da parte di persone disabili, anche in carrozzina, che si sono avvicinate alla prepugilistica in varie palestre (in particolare, in Italia ce n’è una all’avanguardia a Livorno). L’Italia vuole quindi regolamentare, poi seguirà la messa in pratica in via sperimentale, un fenomeno per il quale in altri paesi come Francia e Kenya sono già state fissate delle regole.

(Fonte: Ansa)

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Intervista su TG3 Sicilia – Disabilità e Bilancio Regionale

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Oggi sono stato intervistato dalla giornalista del Tg3 Raffaella Cosentino sulla situazione della disabilità in Sicilia viste le difficoltà in bilancio che sta affrontando il governo regionale. Ho espresso le perplessità e le esigenze che hanno le persone con disabilità e come utilizzo l’assegno di cura. Il servizio è andato in onda nell’edizione delle 19.30.

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Non solo disabili, l’accessibilità di Google sarà per tutti

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Il machine learning trasforma un segnale vocale in un testo o traduce il gesto in un comando. Ogni prodotto pensato per un uso facilitato

Immaginate di non poter parlare né vedere. Solo sentire i suoni. Poi vi accorgete che, premendo un bottone, potete esaudire i vostri desideri: un tocco e la musica si accenda. «Ora mio fratello è molto contento e tutta quanta la nostra famiglia può interagire con lui» racconta Lorenzo Caggioni, che ha messo a punto per il fratello Giovanni il prototipo Diva, il dispositivo che, premendo un bottone, consente di interagire senza parlare con l’assistente di Google.
«Ora siamo lavorando a un’app Action Blocks per smartphone Android – spiega Caggioni, software engineer accessibility a Google – che offre delle scorciatoie, tramite icone, per dare comandi a Google Assistant». Una soluzione che può essere utile a molte persone, non solo disabili. Google – come Apple e Microsoft – guarda non solo a quel 15% di persone, pari circa un miliardo, che sono disabili (e sono in aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione) ma anche a colo che vivono una disabilità temporanea (come una gamba rotta) o una situazione particolare (lavorare o muoversi con un bambino in braccio). «La missione dell’accessibilità è parte integrante di Google – spiega Brian Kemler, Product Manager di Android Accessibility – Tutti dovrebbero essere in grado di accedere al web e noi lavoriamo per renderlo possibile. Android è presente in 2,5 miliardi di dispositivi, quindi questo è particolarmente importante. Inoltre, come la maggior parte dei progressi effettuati nell’accessibilità, anche queste nostre tecnologie andranno a beneficio anche delle persone senza disabilità».

Ma come far in modo l’accessibilità non resti sono una enunciazione di principio? «Cerchiamo di rendere tutte le nostre piattaforme e prodotti accessibili a tutti – spiega Kemler – Un non vedente può usare Gmail e qualcuno che è sordo può usare Live Caption per capire i video che compaiono nel proprio feed di Twitter o Instagram. Inoltre, possiamo applicare i progressi del machine learning e dell’intelligenza artificiale. Per esempio, una persona sorda può usare Live Transcribe su Android per poter leggere le didascalie di una conversazione con la propria famiglia».

Cosa fa il machine learning
Un servizio utile per chi non ci sente ma anche per chi si trova in un contesto in cui l’audio va disattivato. Negli ultimi anni, l’Ai ha contribuito a far progredire l’accessibilità, ricorda il manager. Grazie agli algoritmi di machine learning, le tecnologie Google sono in grado di riconoscere i suoni e trasformare un segnale vocale in un testo scritto e viceversa, così come di riconoscere le immagini e tradurre un gesto in un comando: è il caso di Teachable Machine, che mostra come attraverso il machine learning sia semplice istruire un computer per eseguire azioni diverse a seconda della postura di chi lo usa, facilitando così le interazioni per chi ha una disabilità motoria.

Come è cambiata Google
Per arrivare a questi risultati il colosso di Mountain View ha dovuto anche pensare all’organizzazione interna. «L’accessibilità è parte integrante di ogni team di sviluppo prodotto . La missione del team centrale per l’accessibilità è di supportare il resto di Google per costruire prodotti accessibili e inclusivi. – racconta Kemler – Abbiamo membri del team con e senza disabilità. Il loro lavoro è anche guidare tutti i team di prodotto su come incorporare l’accessibilità nel processo di progettazione, costruzione e test; la creazione di strumenti automatici per i test e le analisi che i team (e gli sviluppatori esterni) possono utilizzare per verificare la presenza di problemi comuni di accessibilità; l’ascolto della comunità per sviluppare una comprensione più profonda di come sono utilizzabili i nostri prodotti e dei modi per migliorarli» spiega Kemler. La prossima frontiera è la disabilità cognitiva. Giovanni, il fratello di Lorenzo Caggioni, oltre che essere non vedente e muto ha la sindrome di Down. «L’app che stiamo progettando è solo l’inizio – aggiunge Caggioni – per arrivare a soluzioni sempre più utili e accessibili all’utente finale e ai suoi caregiver».

(ilsole24ore.it)

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Una bambina con disabilità motorie riesce finalmente a giocare con un controller speciale

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Indipendentemente dalla vostre preferenze video-ludiche c’è qualcosa che unisce tutti i videogiocatori, da quelli mobile a quelli su PC: la passione. È qualcosa di trasversale, che prescinde necessariamente da una componente fisica: questa è la lezione che Ava e suo padre ci hanno ricordato. Ava, difatti, è riuscita finalmente a giocare grazie ad un controller speciale. Ma vediamolo più in dettaglio.
Rory Steel, capo della Digital Jersey Academy (la scuola tecnologica di una associazione inglese), ha recentemente ridefinito l’esperienza video-ludica costruendo alla figlia con disabilità motorie un controller speciale, creato appositamente per permetterle di giocare a Zelda: Breath of the Wild.
Questo risultato, impensabile anche solo 10 anni fa, è stato raggiunto grazie all’Adaptive Controller di Xbox. Questa tecnologia targata Microsoft è infatti ideata appositamente per le persone con deficit motori. Attraverso una modifica del device, Rory è stato dunque in grado di collegare la Nintendo Switch della figlia con un controller stile arcade pensato appositamente per le necessità della bambina.
Il padre decide quindi di registrare la reazione della figlia mentre, per la prima volta, gioca al suo titolo preferito. Questa giovane bambina piena di gioia ci fa davvero riflettere su quello che rappresentano oggi per noi i videogiochi.

Click to open Twitter

Dello stesso parere è Phil Spencer, capo della realtà Xbox, che spende due parole su Twitter per elogiare quanto fatto da Rory.

Click to open Twitter

Questa giovane giocatrice e suo padre, superando questo ostacolo fisico, hanno anche abbattuto numerose barriere mentali. La loro passione ha ricordato a tutti noi cosa davvero significhi amare i videogiochi.
Grazie al sorriso di Ava ci dimentichiamo di ogni Console War e di qualsiasi altra cosa che ora divide la community di gamers per tornare con lei bambini e goderci, ancora una volta, la vera magia dei videogiochi.
Voi cosa ne pensate?

(pokemonnext.it)

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Concerti accessibili: ecco la guida definitiva per band e artisti!

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Una guida per band, artisti e promotori con info e strategie necessarie a realizzare un evento musicale accessibile a tutti

Alzi la mano a chi è capitato di dover rinunciare al concerto della propria band preferita perchè il locale dove si teneva l’evento non aveva una rampa di accesso per carrozzine. O quanti artisti con disabilità si sono visti negare la possibilità di suonare su un palco solo perchè questo non era interamente agibile per le loro disabilità? O ancora, quanti festival musicali estivi sono stati vissuti da lontano solo perchè i campeggi fuori dagli stadi non rispettavano gli standard minimi per essere area accessibile?

Non poter prendere parte ad un evento musicale è un po’ come perdere un pezzettino di felicità. La musica fa sentire parte di un universo più grande e unisce le persone nella condivisione di emozioni. Sono ancora però troppo pochi gli eventi che presentano condizioni adeguate in termini di informazioni, accessibilità e servizi dedicati a persone con disabilità. L’associazione inglese Attitude is Everything ha deciso di fare qualcosa e, insieme ad alcuni esponenti del British Council, ha redattouna guida gratuita ai concerti accessibili: un prezioso manuale per band, artisti e promotori che si propone di rendere più accessibili concerti e tour.

LA GUIDA
Immaginate di non poter assistere al concerto del vostro gruppo preferito perché non ci sono sedie, le informazioni non sono disponibili, non è prevista una porta di accesso. Questo è quello che succede in moltissime occasioni quando una persona con disabilità vuole prenotare un biglietto per un evento musicale – così afferma Alison Driver, Art Manager del British Council presentando la guida all’accesibilità di Attitude is Everything. Questa non solo illustra tutte le aree migliorabili nell’organizzazione di un concerto, ma fornisce anche gli strumenti pratici per ottenere una maggiore accessibilità, con consigli affinchè tutti i soggetti coinvolti (gruppi musicali, agenti, promotori, gestori dei locali) siano più consapevoli delle barriere che i fan devono affrontare.

5 COSE DA FARE QUANDO SUONI A UN CONCERTO
La guida affronta numerosi punti, ma sintetizza in cinque punti le le semplici istruzioni basiche che artisti devono seguire per essere sicuri che il proprio spettacolo sia accessibile:
1. Controllare se la sede dispone di informazioni di accesso online per i disabili
2. Invitare a consultare la guida “L’accessibilità inizia online
3. Condividere le informazioni di accesso al locale sul sito web o sul sito dell’evento (Ci sono bagni accessibili? C’è un accesso senza gradini al palco? Sono disponibili biglietti gratuiti per gli assistenti personali?)
4. Chiedere al promotore qual è l’opzione in qualcuno abbia bisogno di vedere il palco da seduto
5. Se non si trovano informazioni sui biglietti per gli assistenti personali, invitare il promotore ad offrirne

10 COSE DA FARE QUANDO ORGANIZZI UN CONCERTO
E sono invece 10 le indicazioni destinate ai promotori e gli organizzatori di musica del vivo:

1. Offri biglietti gratuiti per gli assistenti personali.
2. Fornisci in anticipo informazioni chiare sull’accesso online
3. Invita le persone a contattarti se hanno richieste specifiche
4. Crea un luogo con buona visibilità che sia con posti a sedere e accessibile
5. Richiedi che non ci siano luci stroboscopiche e fallo sapere a tutti
6. Fornisci sottotitoli fai-da-te usando un laptop e TV
7. Se c’è un bagno accessibile, verifica con i responsabili del locale che funzioni correttamente
8. Crea una stanza tranquilla se c’è spazio disponibile
9. Spingi a segnalare qualsiasi forma di molestia
10. Parla con i responsabili del locale per assicurarti che il servizio bar sia accessibile alle persone per le quali un bancone alto potrebbe essere un problema

All’interno della guida si aggiungono tutte le indicazioni essenziali a organizzare e promuovere un festival pienamente accessibile a tutti come, ad esempio, i suggerimenti per ingaggiare artisti disabili nel proprio locale o la realizzazione dei volantini accessibili; passando per gli elementi chiave da includere nella pagina dell’evento onlineche dovrebbe essere collegata ad una mail di contatto a cui rivolgere tutte le domande che si hanno; senza dimenticare i trucchi fondamentali da adottare per poter arginare la non accessibilità di un luogo.
Detto questo c’è solo una richiesta da fare: diffondere la guida più possibile per partecipare (finalmente) a tutti i concerti che si desiderano.

I CREATORI
Attitude is everything è un’organizzazione benefica che sostiene l’industria della musica dal vivo in Uk dal 2000. Grazie alla condivisione di esperienze durante concerti e eventi all’aperto da parte di controllori con disabilità, ha lavorato con centinaia di locali e festival in tutto il Regno Unito per aiutarli ad essere più accessibili alle persone con disabilità.

Il British Council è l’ente ufficiale britannico per la promozione delle relazioni culturali e delle opportunità educative. Ha sedi in Italia e in tutto il mondo.

Consulta la guida

(disabili.com)

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L’assistenza ai disabili non è mai subordinata alla disponibilità di risorse pubbliche. Asl veneta condannata al risarcimento per mancata assistenza

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Il Consiglio di Stato con la sentenza n. 1/2020 ha aperto la strada a un principio innovativo, anche se già suggerito dalla Corte Costituzionale (sentenza 80/2010) e applicato dai Tar (ad esempio Tar Napoli, sentenza 5668/2019) per consentire l’assunzione anche in deroga a tempo determinato di insegnanti di sostegno per i disabili. LA SENTENZA.

I disabili vanno assistiti e basta. La loro assistenza non può dipendere né dalle risorse finanziarie disponibili, né dai posti presso le strutture semiresidenziali.

A deciderlo è il Consilio di Stato con la sentenza n. 1 del 2 gennaio 2020 sull’incompleto inserimento di un minore (3 giorni su 5) in un centro diurno, perché l’Asl non aveva disponibilità economiche e si era limitata a formare una lista di attesa, erogando un contributo parziale, previsto dalla Regione Veneto a sostegno delle disabilità.

Il fatto
I genitori di un minore disabile al 100% e non autosufficiente, hanno chiesto l’annullamento del provvedimento del 25 ottobre 2017 con il quale l’Azienda U.L.S.S. N. 6 del Veneto aveva rigettato la loro istanza-diffida del 25 settembre 2017 per “l’immediato inserimento del minore in un Centro Diurno al fine di permetterne la tempestiva fruizione” e a ottenere dall’Azienda il risarcimento dei “danni, patrimoniali e non patrimoniali, cagionati e cagionandi per un importo non inferiore a 25.000 euro”.

L’Azienda sanitaria, respingendo la richiesta, ha sostenuto di esseretenuta a garantire i livelli essenziali di assistenza socio sanitaria nel rispetto dei vincoli di bilancio assegnati annualmente dalla Regione e dalla Conferenza dei Sindaci”.

Il Tar aveva dato ragione all’azienda, sostenendo che anche il diritto alla salute deve essere bilanciato e contemperato con altri beni di rilevanza costituzionale (come in questo caso l’equilibrio del bilancio pubblico e, in particolare, del bilancio regionale), ma il Consiglio di Stato non è dello stesso avviso.

La sentenza
Secondo i giudici “poiché l’interessato è stato privato fino a luglio 2018 di quel grado di assistenza socio sanitaria a cui aveva diritto al fine di consentirne un adeguato sviluppo educativo, di socializzazione, di occupazione, di costruzione della sua condizione di autonomia, tenuto conto delle sue gravi condizioni, il provvedimento impugnato va dichiarato illegittimo”.

Per quanto riguarda la limitatezza di risorse che avrebbe portato l’Azienda a costituire liste di attesa, il Consiglio di Stato sottolinea tra l’altro che “le norme a tutela dei disabili, in un quadro costituzionale che impone alle Istituzioni di favorire lo sviluppo della personalità, risultano essenziali al sostegno delle famiglie e alla sicurezza e benessere della società nel suo complesso, poiché evitano la segregazione, la solitudine, l’isolamento, nonché i costi che ne derivano, in termini umani ed economici, potenzialmente insostenibili per le famiglie; inoltre, l’inserimento e l’integrazione sociale rivestono fondamentale importanza per la società nel suo complesso perché rendono possibili il recupero e la socializzazione”.

A questo si aggiunge, per il diritto costituzionale alla salute, il diritto “a prestazioni positive” basato su norme costituzionali di carattere programmatico (C. Costituzionale n. 218 del 1994).

E’ un “diritto soggettivo pieno e incondizionato, ma nei limiti e secondo le modalità prescelte dal legislatore nell’attuazione della relativa tutela, ben potendo detti limiti e modalità essere conformati dai condizionamenti che lo stesso legislatore incontra nella distribuzione delle risorse finanziarie disponibili (Corte Costituzionale n. 309 del 1999, n. 432 del 2005 e n. 251 del 2008; CASS sez. III, 27/03/2015, n.6243).

Il Consiglio di Stato, dopo aver ricordato i meccanismi per il finanziamento del fondo disabili della Regione Veneto, ha ritenuto, come si legge nella sentenza, “che l’affermato principio dell’equilibrio di bilancio in materia sanitaria, ribadito in più occasioni anche dalla giurisprudenza di questo Consiglio non possa essere invocato in astratto, ma debba essere dimostrato concretamente come impeditivo, nel singolo caso, all’erogazione delle prestazioni e, comunque, nel caso in cui la disabilità dovesse comportare esigenze terapeutiche indifferibili, il nucleo essenziale del diritto alla salute deve essere salvaguardato (Corte costituzionale n. 304 del 15 luglio 1994)”.

In questo senso “l’Azienda sanitaria intimata avrebbe dovuto dimostrare concretamente di non avere avuto risorse disponibili nel periodo ottobre 2017/luglio 2018 per l’assolvimento dell’obbligo di prestazione nei confronti del disabile, al quale era stata riconosciuta una totale disabilità e la necessità dell’inserimento in un Centro diurno per l’inefficacia del percorso scolastico con insegnante di sostegno”.

Il Consiglio di Stato “non ritiene sufficiente a tal fine la mera dichiarazione contenuta nel provvedimento impugnato ‘di aver esaurito i posti nel centro diurno’; occorrerebbe la dimostrazione dell’inesistenza di fondi di bilancio a cui attingere anche per una forma di assistenza indiretta, presso Centri privati, mediante rimborso alla famiglia del costo necessario a consentire l’adeguato sostegno socio-educativo: i compiti programmatori ed esecutivi che le norme regionali richiamate pongono a carico della azienda sanitaria possono ritenersi assolti diligentemente solo se sia stata tempestivamente attivata ogni forma di aggiornamento informativo circa la necessità di ulteriori risorse affinché nel riparto annuale del Fondo la Giunta Regionale possa provvedere opportunamente a integrazioni rese necessarie per le sopravvenienze”.

Non è sufficiente, secondo i giudici che la struttura organizzativa esistente sia inadeguata a rispondere alle esigenze dell’utenza a far ritenere diligentemente esercitato il potere-dovere in capo all’Ente.

L’Ente pubblico semmai dovrebbe dimostrare che non vi sono alternative organizzative e di essersi, comunque, adoperato in ogni modo per trovarle o reperire ulteriori risorse finanziarie.

Secondo il Consiglio di Stato “non è dimostrato che il contributo di 700 euro mensili per ICDp (impegnative di cure domiciliari), per assistenza extra Lea, finalizzato a finanziare attività di assistenza e sostegno alla persona o integrativi e di educazione, che è stato utilizzato per l’inserimento di 3 giorni a settimana nel centro diurno, non potesse essere incrementato tempestivamente in misura tale da consentire il pieno inserimento settimanale del ragazzo”.

Secondo i giudici, quindi, una volta individuate le necessità dei disabili tramite il Piano individualizzato, “l’attuazione del dovere di rendere il servizio comporta l’attivazione dei poteri -doveri di elaborare tempestivamente le proposte relative all’individuazione delle risorse necessarie a coprire il fabbisogno e, comunque, l’attivazione di ogni possibile soluzione organizzativa”.

Per questo il diniego dell’Asl “deve ritenersi illegittimo e le stesse considerazioni valgono a ritenere fondata la domanda di risarcimento del danno derivato “dall’illegittimo diniego, sussistendo i profili di colpa evidenziati nella gestione dei poteri organizzativi per il reperimento delle risorse atte a dare adeguata assistenza al disabile nel periodo ottobre 2017/luglio 2018”.

Secondo il Consiglio di Stato il danno patrimoniale e non patrimonialepuò quantificarsi equitativamente, tenendo anche conto delle considerazioni svolte dall’Azienda e del parziale sostegno corrisposto, nella misura di euro 10.000, oltre interessi legali e rivalutazione a decorrere dalla liquidazione e fino al soddisfo effettivo”.

Per quanto riguarda le spese di giudizio, anche queste sono a carico dell’Asl “e si liquidano per entrambi i gradi di giudizio in euro 5.000, oltre accessori di legge”. In più, l’Azienda va anche condannata alla refusione del contributo unificato sostenuto dai ricorrenti.

Il Consiglio di stato ha quindi censurato l’Azienda sanitaria veneta perché non poteva negare prestazioni eccependo carenza di risorse: non bastava dichiarare “di aver esaurito i posti in centri diurni”, perché avrebbe dovuto dimostrare l’inesistenza di fondi di bilancio dai quali attingere anche per una forma di assistenza indiretta, presso Centri privati, mediante rimborso del costo necessario a consentire l’adeguato sostegno socio educativo.
(Quotidiano Sanità)

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