La Scuola Incontra Giovanni Cupidi

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Martedì 3 dicembre, in occasione della Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, dalle ore 9.30, presso la Sala “Tre Navate” all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa, si terrà l’evento “La Scuola incontra Giovanni Cupidi” organizzato dall’ICS Colozza Bonfiglio.

Una piacevole e buona occasione per parlare di Disabilità con gli operatori scolastici ma non solo, data l’importanza della ricorrenza, e del mio libro “Noi Siamo Immortali“.

Vi aspettiamo, non mancate!

In collaborazione con:
Mondadori Electa, Mondadori Bookstore Palermo, Flaccovio Editore

Con il patrocinio del Comune di Palermo

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“Naked”, la disabilità (senza aggettivi) nelle foto di Oliviero Toscani

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La mostra, realizzata in collaborazione con il centro di ricerca Fabrica, su iniziativa del Comitato italiano paralimpico, è stata presentata al Festival della cultura paralimpica, che si è svolto a Padova. Dodici campioni paralimpici in 36 scatti, per raccontarsi oltre ogni barriera culturale e fisica

Si è chiusa ieri, a Padova, la seconda edizione del Festival della cultura paralimpica, ideato dal Comitato Italiano Paralimpico. Dopo la prima edizione, che si è svolta lo scorso anno presso la stazione Tiburtina di Roma, quest’anno il Festival si è spostato a Padova, in un ideale accompagnamento verso il 2020, quando la città sarà Capitale Europea del Volontariato. Tra incontri, dibattiti, interventi che si sono susseguiti in questa tre giorni di sport e cultura, evento di spicco è la mostra fotografica “Naked“, realizzata da Oliviero Toscani.

Naked, le foto di Oliviero Toscani

Mettere a nudo la disabilità, spezzare la tirannia dei modelli estetici dominanti, affermare che esiste anche un corpo dell’atleta paralimpico e che ciascuno di noi è unico nelle sue forme, nei suoi pensieri. Senza aggettivi. Mettere a nudo la propria anima, la propria storia e le proprie abilità in un’unica visione. Sono questi alcuni degli spunti offerti dalle 36 fotografie realizzate da Toscani – con la collaborazione di Fabrica, centro di ricerca per la comunicazione moderna, fondato dallo stesso Toscani nel 1994 – su iniziativa del Comitato Italiano Paralimpico, l’Ente pubblico che si occupa di promuovere nel Paese lo sport per persone con disabilità anche come strumento di riscatto personale e di inclusione sociale.

I 12 campioni ritratti da Oliviero Toscani

Dodici campioni paralimpici si sono messi davanti all’obiettivo di Oliviero Toscani con la voglia di raccontarsi e di dimostrare che è il momento di abbattere ogni barriera culturale e fisica, con il coraggio di essere sé stessi. Il risultato è una galleria umana che è stata allestita, nel chiostro antico di Palazzo del Bo, dal 5 al 7 novembre. Si tratta di ragazze e ragazzi che rappresentano l’eccellenza sportiva paralimpica del nostro Paese. Dai campioni di nuoto paralimpico Simone Barlaam e Arianna Talamona, freschi di titoli mondiali agli ultimi Mondiali di Londra, allo snowboarder toscano Jacopo Luchini, vincitore nel 2019 della Coppa del Mondo di boardercross; dal campione paralimpico di sollevamento pesi Donato Telesca (un argento fra i grandi e campione mondiale Junior con record del mondo) all’arciera plurimedagliata Eleonora Sarti (un titolo mondiale paralimpico e un argento iridato olimpico); dal pilastro della nazionale di basket in carrozzina Giulio Maria Papi, agli schermidori paralimpici Edoardo Giordan (argento mondiale) e Andreea Mogos (argento paralimpico). Nel progetto anche la campionessa di para rowing Anila Hoxha (3 titoli internazionali e 5 italiani), il portabandiera azzurro alle scorse Paralimpiadi di PyeongChang e leader della nazionale italiana di Para Ice Hockey Florian Planker (campione europeo nel 2011 e bronzo paralimpico nel 2020 nello sci alpino) e due giocatrici della nazionale italiana di sitting volley – rivelazione di quest’anno con una storica qualificazione alle Paralimpiadi di Tokyo 2020, Giulia Aringhieri e Silvia Biasi. La mostra è composta da trittici a grandezza monumentale. Gli atleti, secondo la visione di Oliviero Toscani, vengono rappresentati in primo piano, in tenuta da competizione e senza veli. Gli atleti paralimpici si presentano al pubblico come dei giganti. Il progetto toccherà varie città italiane e approderà in Giappone in occasione delle prossime Paralimpiadi estive di Tokyo 2020.

Pancalli: “Una mostra che parla di noi”

Il Comitato Italiano Paralimpico – afferma il presidente Luca Pancalli prosegue il suo percorso di collaborazione con le più importanti realtà culturali del Paese, con l’obiettivo di cambiare la percezione della disabilità nella nostra società. Quest’anno abbiamo l’onore di poter vantare la collaborazione di Oliviero Toscani, maestro di fotografia e di creatività che con le sue opere ha influenzato profondamente la cultura e la comunicazione italiane e internazionali. Gli abbiamo chiesto di offrirci una visione sullo sport paralimpico. Toscani ha accettato e ha lavorato cogliendo, con grande sensibilità umana e artistica, gli aspetti più profondi del nostro mondo. I nostri campioni, con coraggio e intelligenza, hanno subito accettato questa sfida. Il risultato è una mostra meravigliosa che parla di noi, senza filtri, ma parla anche di tutte le persone, delle proprie sfide, dell’importanza di superare le difficoltà, le paure e le insicurezze”.

Toscani: “Impariamo dal vostro coraggio”

Questi ragazzi sono dei super-uomini e delle super-donne che hanno sviluppato un altro muscolo, quello del cervello e del cuore, della generosità e soprattutto del coraggio. Il muscolo del coraggio vostro è quello da dove noi dobbiamo imparare” ha dichiarato Oliviero Toscani.

Fabrica è un centro di ricerca per la comunicazione moderna. Fondata nel 1994 da una visione di Luciano Benetton e Oliviero Toscani, ha sede a Treviso, in uno spazio di architettura magica restaurato e ampliato dall’architetto giapponese Tadao Ando. Di ispirazione rinascimentale e con un approccio che si basa sull’imparare facendo, Fabrica accoglie talenti curiosi, irrequieti, ambiziosi, generosi, testa libera e cuore in mano, che sperimentano la comunicazione contemporanea attraverso una costante contaminazione tra diverse discipline, quali fotografia, video, grafica, design, scrittura, musica e digital.

(redattore sociale)

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Un nuovo illustrato sulla disabilità di Uniti per crescere

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S’intitola Lo sguardo fragile il nuovo libro della collana Uniti per crescere edito da Lapis Edizioni. Un albo illustrato da Chiara Carrer e scritto da Luigi Dal Cin per racconta ai bambini la sindrome X Fragile.

Lo si trova in libreria da un po’ Lo sguardo fragile, il nuovo libro della collana “Uniti per crescere” che racconta ai bambini la sindrome X Fragile, una delle forme più comuni di disabilità intellettiva e di disturbo dello spettro autistico, inclusa dal 2001 nell’elenco delle malattie rare stilato dal ministero della salute.

L’albo illustrato, scritto da Luigi Dal Cin e immaginato da Chiara Carrer, inaugura la collaborazione tra Lapis edizioni e l’associazione padovana Uniti per Crescere onlus che, insieme, intendono promuovere una cultura del rispetto della diversità raccontando ai bambini le malattie neurologiche in modo chiaro e delicato.

Protagonisti delle pagine sono Mattia, un bambino con la sindrome X Fragile che adora disegnare, è solare e amichevole ma non sopporta i rumori forti e improvvisi; il suo compagno di classe Andy, un tipo prepotente e violento; Anna una bambina sensibile e bene informata sulla condizione di Mattia e il vigile urbano Luigi (il gigile come lo chiama Mattia) che ogni mattina aiuta i bambini ad attraversare la strada. Ci sono poi Sara e la maestra che spiegano al vigile che Mattia possiede un numero di collegamenti tra le sue cellule nervose molto più alto rispetto alla popolazione generale.
Mattia funziona come una città con così tante auto circolanti che i semafori non sono più utili. Una metafora semplice ed efficace quella del traffico cittadino, grazie alla quale il vigile impara a capire e a entrare in relazione con Mattia, e con lui anche il lettore.
«La collana “Uniti per crescere” – spiega Roberta Zito, vice presidente dell’associazione – ha già pubblicato con Kite Edizione Il deserto fiorito sulla sindrome di Angelman, e Il puzzle di Matteo su quella di Prader Willi. Il nostro obiettivo è offrire agli insegnanti strumenti utili per affrontare in classe questi delicati argomenti, prendendo spunto da alcune patologie per trattare argomenti trasversali che riguardano la disabilità».

La presentazione ufficiale del libro è in programma il 7 ottobre alle 14 all’Orto Botanico di Padova in occasione dell’incontro “Il mio compagno speciale” durante il quale saranno premiati i vincitori della prima edizione del premio letterario nazionale “Uniti per Crescere – Diversamente uguali: la disabilità vista con gli occhi dei bambini e dei ragazzi” e si terrà una tavola rotonda sul tema dell’inclusione scolastica a 40 anni dalla legge 517/77.

Info www.unitipercrescere.net

(difesapopolo.it)

“Abilitando”, in mostra la tecnologia d’avaguardia per la disabilità

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Tra i partecipanti, anche la Ibm che nel complesso di Santa Croce a Bosco Marengo porterà: i robot in grado di interagire con il pubblico e un sistema studiato per il complesso di Pompei che attraverso un braccialetto permette la visita ai non vedenti

Il coraggio di proporre un evento in cui si parli di tecnologia d’avanguardia partendo da quella pensata per la disabilità è di Paolo Robutti e del Cissaca (il consorzio intercomunale dei servizi socio assistenziali), insieme ai Rotary di Gavi, Libarna e Alessandria, che per la seconda volta hanno organizzato «Abilitando», evento di due giorni in programma il 6 e 7 ottobre in provincia di Alessandria.

Tra i partecipanti, anche la Ibm che nel complesso di Santa Croce a Bosco Marengo porterà due novità assolute per l’Italia: i robot in grado di interagire con il pubblico – Pepper e Nao – e un sistema studiato per il complesso di Pompei che attraverso un braccialetto permette la visita ai non vedenti.

«Abilitando» viene organizzato ogni due anni da un’associazione senza scopo di lucro; il fine è solo uno: aggregare nello stesso spazio tutte le novità legate alla tecnologia e alla disabilità, presentando novità e problematiche. Le collaborazioni sono importanti: durante la prima edizione Samsung e Google, stavolta Ibm, Ricoh, l’Istituto italiano di tecnologia, BTicino, il Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica.

«Rispetto al 2015 e quindi alla prima edizione, con la presenza di più di sessanta espositori che hanno occupato l’intero piano terreno del Complesso – spiegano – “Abilitando” quest’anno raddoppia arrivando a circa 2000 metri quadri di spazi espositivi. Al primo piano verrà allestita un’area espositiva interamente dedicata all’accessibilità museale, con la presenza di molte realtà italiane dal Museo del Mare di Genova al Parco Archeologico di Pompei. Ci saranno grandi aziende, ma anche centri di ricerca e università per presentare le ultime soluzioni e per confrontarsi direttamente con chi vive quotidianamente i problemi di avere una qualche forma di limitazione». Ci sarà anche un’area per i Fablab.

Ci sarà anche un hackathon (maratona di programmazione) legato al tema della disabilità e il primo premio è di 5 mila euro e si concluderà il 20 ottobre, ultimo giorno utile per l’iscrizione, che è a numero chiuso. «Abilitando» è organizzato dall’associazione omonima fondata da Paolo Robutti, Giorgio Annone, Consuelo Battistelli, Mauro Buzzi, Maurizio Zambruno, Fabio Montalcini, Cristina Storaro.

(La Stampa)

Napoli, la prima città che offrì assistenza ai ciechi

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Domenico Martuscelli vi dice qualcosa?
Nato nel 1834, figlio dell’insegnante di calligrafia dei Borbone. Sin da piccolo fu affascinato dal mestiere dell’insegnamento, mentre guardava il padre che insegnava le lettere al giovane Francesco II di Borbone.
Il suo animo, però, fu sempre inquieto: perché insegnare ai re? Perché aiutare un uomo che con uno schiocco di dita può circondarsi dei migliori scrivani del mondo intero, quando il mondo è pieno di poveracci?
Questa sua domanda fu solo l’inizio di un doloroso percorso verso il successo: a quattordici anni il nostro Martuscelli perse in un incidente entrambi i genitori.
Il Re Ferdinando II, cresciuto anch’esso con gli insegnamenti del padre del ragazzo, ebbe assai a cuore il destino del povero orfanello: gli trovò in fretta un impiego al ministero delle finanze.
Nonostante l’appoggio del Re, Martuscelli continuò a studiare segretamente per diventare insegnante di scrittura, proprio come il padre.
Non erano però gli ambienti sfarzosi in cui era cresciuto a piacere al nostro Martuscelli, che si recò nell’ospizio dei Santi Giuseppe e Lucia ad insegnare la scrittura ai meno abbienti. E fu qui che conobbe numerosi ciechi, persone all’epoca trattate allo stesso modo dei pazzi: perché non provare a regalare ai non vedenti una educazione tale da poterli rendere “normali” in futuro? Perché i bambini ciechi non possono frequentare la scuola, come i loro coetanei “sani”?
“Se gli occhi non vedono, la mente può sempre sognare”, disse Martuscelli.
La legge però non lo permetteva: i ciechi sono come i pazzi, vanno isolati.
Nel frattempo, il regno borbonico stava affrontando i suoi ultimi anni di vita e Martuscelli aspettò fiducioso il nuovo governo per iniziare la sua battaglia a favore dei ciechi.

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Bisognerà infatti aspettare il suo quarantesimo compleanno per vedere la prima vittoria: nel 1873 Domenico Martuscelli tenne la prima lezione di scuola elementare per bambini ciechi all’interno di un ex convento abbandonato. Fu un primato in tutta Italia.
Da quel momento i ciechi inizieranno ad ottenere sempre più diritti all’interno del Regno d’Italia, fino ad ottenere, nel 1885, la definitiva consacrazione della sua battaglia: i bambini non vedenti potranno frequentare tutte le scuole del regno, vivendo una vita “normale”.
Morirà sereno nel 1917, dopo essere riuscito nel 1912 a rendere legale anche l’insegnamento della musica ai non vedenti.
Oggi è qui a Piazza Dante, in un giardino pieno di cartacce, con solo i piccioni a fargli compagnia. L’istituto Martuscelli per i giovani ciechi, invece, esiste ancora e si trova al Vomero.
(storiedinapoli.it)

di Giovanni Cupidi

2 Aprile sulla webradio Chi Ama la Sicilia

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Il prossimo 2 Aprile alle ore 16.30 parteciperò ad una trasmissione su la web radio dell’associazione Chi Ama la Sicilia e parleremo di Assistenza Domiciliare e Disabilità

Sarà possibile ascoltare la diretta e le repliche sul sito dell’Associazione  www.chiamalasicilia.it

Conducono Ugo Gravante e Gabriele Accetta e sarà possibile intervenire in diretta con messaggi sms/WhatsApp o telefonate al 3932285918

Vi aspettiamo numerosi giorno 2 Aprile alle ore 16.30!

Il sito chi ama la sicilia

Pertecipa e condividi l’Evento su Facebook

Disabilità e barriere architettoniche, l’ostacolo è culturale

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Condividere e sentirsi coinvolti sono il primo passo per abolire tutti quegli ostacoli, di tipo fisico e mentale, che limitano il normale svolgersi della vita di una persona sulla sedia a rotelle. Tra le iniziative di sensibilizzazione uno spettacolo-evento ispirato dal libro autobiografico “Troppe scale” di Attilio Spaccarelli

Quando si parla di disabilità è molto difficile non parlare anche di barriere architettoniche, ovvero di tutti quegli elementi costruttivi che impediscono o limitano gli spostamenti o la fruizione di servizi soprattutto a persone con limitata capacità motoria o sensoriale. Ecco quindi che all’improvviso una scala, una rampa troppo ripida o anche il manto stradale sconnesso possono trasformarsi in ostacoli insormontabili. Ma c’è un’altra grande barriera contro la quale le persone disabili devono fare i conti: quella culturale.

Con l’obiettivo di accendere i riflettori su tutto ciò che rende difficile lo svolgersi della vita di una persona sulla sedia a rotelle è nato uno spettacolo-evento che debutterà il prossimo 29 marzo al Teatro Gianelli di Roma, “Il signore a rotelle“. Un progetto volto a far riflettere e a far emergere le piccole grandi problematiche quotidiane di chi ha a che fare con “troppe scale”.

Ed è proprio il libro autobiografico “Troppe scale” di Attilio Spaccarelli – figlio dell’attrice Lianella Carell, la protagonista di “Ladri di biciclette” di Vittorio De Sica, che da decenni convive con la sclerosi multipla – ad aver ispirato “Il signore a rotelle”, un’autoproduzione dell’associazione culturale ItinerArte, in collaborazione con Fisiomet, Anmic e Soroptimist.

Lo spettacolo è stato realizzato all’interno del “Progetto Spacca”, che ha visto professionisti e allievi dei corsi di ItinerArte trasformarsi in cittadinanza attiva per chiedere l’abolizione di ogni ostacolo che limiti il normale svolgersi della vita di una persona sulla sedia a rotelle. Caratteristica distintiva del progetto è la multimedialità, che lo rendo capace di parlare molteplici linguaggi. “Il signore a rotelle” racconta, con una buone dose di ironia, le mille disavventure di chi, ogni giorno, finisce per scontrarsi con una moltitudine di barriere che, prima di essere architettoniche, spesso sono culturali.

Lisa Colosimo, una delle registe de “Il signore a rotelle” e presidente di ItinerArte, ha spiegato a Il Journal che “la potenza del progetto risiede nel fatto che i protagonisti dello spettacolo teatrale sulla disabilità non sono attori e non sono disabili, ma persone con un grande senso civico che si mettono in discussione”. Il messaggio che si intende trasmettere è chiaro: “Anche se una cosa non tocca direttamente la tua pelle, ti è prossima e ti riguarda”. Colosimo ha poi sottolineato che è importante affrontare questo tema perché attorno c’è una profonda omertà. “Il disabile crea disagio, imbarazzo, è visto come un peso – ha spiegato – In realtà si perde l’occasione di conoscere un sacco di belle persone e tantissimi amici. Il giorno che, per strada, non noteremo più disabili sarà perché saranno finalmente in mezzo a noi. E questo potrà considerarsi un Paese civile”.

Il problema, prima ancora che negli ostacoli di tipo fisico, risiede negli ostacoli di tipo mentale. Ed ecco che entra in gioco l’arte. A tal proposito, la regista ha affermato: “L’arte, dal mio punto di vista, deve essere sovvertitrice delle ingiustizie. Per far sì che non accada più di ritrovarsi davanti a delle istituzioni che non rinnovano la carta di identità per una foto ritoccata dal fotografo che ha avuto la sensibilità di non riprendere la sedia a rotelle”.

Un cambiamento è possibile, “nel momento in cui c’è la condivisione”. Colosimo ha spiegato: “Sono l’entusiasmo e la voglia di scoprire qualcosa che all’inizio può sembrare brutto a rappresentare la chiave di volta. Per i disabili la sedia è la mobilità, il problema siamo noi che abbiamo paura di sederci là sopra. Bisogna cambiare il punto di vista”. E lo spettacolo “Il signore a rotelle” punta proprio a questo, a condividere, a chiamare in causa, proprio come fa il libro di Attilio Spaccarelli, dal quale tutto ha preso corpo. “Una mia allieva, psicologa e amica dell’autore, mi ha proposto il libro “Troppe scale” – ha spiegato la regista – Quando mi sono ritrovata a leggere questo testo ironico, lucido, che parla senza filtri e nel quale si utilizza il “tu”, mi sono sentita chiamata in causa. E questa cosa l’ho voluta vestire”.

(iljournal.it)

Il trailer dello spettacolo “Il signore a rotelle”