Manuel Agnelli a Palermo – Teatro Golden inaccessibile ai disabili

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Ci risiamo! Ancora una volta mi ritrovo a non poter partecipare a un evento che si terrà questa sera all’ Auditorium Teatro Golden Palermo! Nella fattispecie allo spettacolo di Manuel Agnelli nel quale sarà ospite il mio caro amico attore/scrittore/dj Corrado Fortuna. Per l’ennesima volta e nonostante le tante denunce pubbliche anche a mezzo stampa, uno più grandi cine-teatro di Palermo non è accessibile a tutte le persone con disabilità. Non solo ma i gestori compiono anche discriminazione tra le persone con disabilità non permettendo ai soli disabili motori che utilizzano una carrozzina elettronica l’accesso essendo forniti di un cingolato per affrontare le scale per le sole carrozzina a ruote grandi.
Non lo dico io ma direttamente chi gestisce l’attività. Questa la risposta alle lamentele di mia sorella sulla loro pagina pubblica:

Chiara Cupidi buongiorno. L’argomento è lungo e delicato per essere trattato in questa sede. Mi limito a dire semplicemente che abbiamo molto a cuore il comfort di tutti i nostri spettatori e in particolar modo chi ha già una vita poco agevole. Per cui se pur senza alcun obbligo di legge e in assenza di qualsiasi forma di finanziamento, sopratutto in un momento di crisi nera del settore e non solo, da 3 anni siamo dotati di un montascale a cingoli che aggancia tutte le sedie standard a ruote grandi o quando possibile il trasferimento sulla nostra sedia a rotelle. E da circa un anno abbiamo realizzato i servizi igienici attrezzati. Sappiamo di non riuscire a soddisfare tutte le esigenze (ad esempio le carrozzine elettriche) ma mi creda che stiamo cercando il modo di risolvere. A disposizione per ulteriori chiarimenti

Quindi non solo in barba a tutte le leggi vigenti è da “solo un anno” che hanno provveduto a offrire tutti i servizi, tranne, per loro stessa ammissione, l’accesso a chi usa una carrozzina elettronica vale a dire una grande quantità di persone.
Ma, mi chiedo, chi è preposto al controllo, rilascio delle licenze, ispezioni, fa il suo dovere? Uffici comunali, vigili urbani, etc, cosa fanno? Eppure, come ho già detto, le segnalazioni e le denunce pubbliche non sono mancate ma ancora una volta mi trovo a dover rinunciare ad un momento di svago e badate che l’elenco che riguarda il Golden è assai lungo.
D’altronde io stesso vivo in un paese, Misilmeri, dove l’amministrazione comunale si permette di inaugurare un luogo pubblico, il palazzetto della cultura, inaccessibile alle persone con disabilità.

Aggiungo che sarebbe anche venuto il momento in cui gli artisti siano i primi a pretendere di esibirsi in luoghi totalmente accessibili e fruibili da chi si trova in condizione di disabilità.

È davvero mortificante dovere constatare che nonostante tutte le battaglie di questi anni per i diritti delle persone con disabilità inevitabilmente l’Italia non è un Paese per i disabili!

VLOG GIOVANNI – INSUPERABILE CATANIA

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Nella clip di VLOG GIOVANNI di giorno 11 marzo ho presentato ‘Insuperabile Catania‘, progetto che vuole dimostrare come i cittadini, a costo zero e sfruttando i social, possano segnalare delle barriere architettoniche della propria città.
VLOG GIOVANNI va in onda ogni lunedì su Buone notizie alle 19.30 su Tv2000 (canale 28 dtt e 157 Sky)

Guarda il VIDEO ⬅️

Il progetto “inSUPERabile Catania”

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Il progetto “inSUPERabile Catania” è stato ideato da Manuele Gaetano G. D., dottore di ricerca in architettura, in risposta ad una call dell’INU, Istituto Nazionale di Urbanistica, dal titolo PROGETTO PAESE CITTÀ ACCESSIBILI A TUTTI Buone pratiche delle città accessibili a tutti, che invitava i progettisti a descrivere soluzioni che potessero migliorare l’accessibilità delle città.

inSUPERabile Catania” è un progetto che vuole dimostrare come “dal basso”, a costo zero e sfruttando i social network, si possano coinvolgere i cittadini nella segnalazione delle barriere architettoniche a Catania.

“inSUPERabile Catania” è infatti un gruppo Facebook nel quale chiunque può segnalare problemi legati all’accessibilità urbana per i disabili ed ottenere punti a seconda del tipo di criticità che evidenzi.

Il positivo confronto, anche “competitivo”, che si crea tra gli utenti, grazie alla possibilità di incrementare il proprio punteggio e vincere qualche simbolico premio, ha lo scopo di promuovere la partecipazione anche a soggetti meno attenti ai temi affrontati.

Il progetto, nel suo sviluppo, ha visto anche la realizzazione di passeggiate di quartiere per segnalare le barriere architettoniche di alcuni siti d’interesse storico ed archeologico e dei percorsi che li collegano.

Nell’ambito del progetto inoltre è stata lanciata una “call for paper” in cui s’invitano progettisti a proporre soluzioni che possano migliorare la qualità della vita, in ambito urbano, dei disabili a Catania.

Nel convegno realizzato a Giugmo 2017 sono stati relazionati i risultati del progetto e sottoposti i contributi pervenuti per la “call” alla visione dell’amministrazione comunale.

Alle diverse iniziative del progetto, a vario titolo e con compiti differenti, collaborano alcune associazioni operanti sul territorio di Catania, rappresentanti del mondo accademico ed istituzionale.

Un approfondimentio sul progetto

Il progetto ha visto dunque la creazione di un gruppo Facebook dal titolo “inSUPERabile Catania” in cui i cittadini potessero segnalare barriere architettoniche presenti a Catania.

Sfruttando l’elemento del gioco, si è pensato di attribuire punteggi alle diverse tipologie di segnalazione.

Nel dettaglio:

Fig.1_Tabella con punteggi presente nel gruppo Facebook “inSUPERabile Catania”

La sana competizione che si crea grazie allo “score” mira a stimolare i cittadini meno sensibili alla tematica a divenire protagonisti dell’iniziativa.

La richiesta, (presente nelle 5 regole), di “taggare” gli amministratori locali, consente inoltre di evidenziare ad essi i problemi affinché intervengano.

La realizzazione di classifiche periodiche, con piccoli premi in palio, costituisce un piccolo incentivo e riconoscimento per chi si spenda per la propria comunità.

Il controllo dei punteggi viene affidato alla comunità del gruppo, ciò limita i compiti degli amministratori e responsabilizza ogni utente facendolo sentire parte fondamentale del progetto.

Le regole per le segnalazione sono state strutturate in 5 semplici azioni, ovvero:

Fig.2_Le cinque semplici regole presenti nel gruppo Facebook “inSUPERabile Catania”

Scopo del progetto è anche educare la comunità sul fatto che l’abbattimento delle barriere architettoniche sia importante non solo per i disabili ma per tutti.

La presenza di uno scivolo è fondamentale anche per chi si sposti con un passeggino o un trolley, esso riduce i pericoli d’inciampo, etc.

Il gruppo, attraverso appositi post, ha sensibilizzato sul fatto che creare luoghi fruibili da tutti sia importante non solo per abbattere le barriere “fisiche” ma soprattutto quelle “sociali”. Un luogo frequentato determina socialità, aumenta la vitalità di un quartiere, facilita i rapporti interpersonali e riduce fenomeni quali l’emarginazione e l’isolamento.

Svolgimento dell’iniziativa:

Il gruppo è stato aperto al pubblico il 27/01/2017.

Al 27/02(2017, in un mese, ad iniziativa in pieno svolgimento, risultavano:

– 5.108 iscritti al gruppo

– effettuate 126 segnalazioni di barriere architettoniche (pari a 455 punti)

– pubblicati 170 post

– scritti 161 commenti

– caricate 130 foto dai membri

Il 25 Febbraio 2017, nell’ambito del progetto, è stata realizzata una passeggiata di quartiere, coinvolgendo diverse associazioni, che ha toccato alcuni siti di rilevanza archeologica del centro.

Grazie alla presenza di una guida turistica e di disabili, si sono evidenziate le difficoltà per fruire i beni da parte di chi abbia deficit motori e visivi.

Sono state realizzate dirette video della passeggiata che sono state condivise in tempo reale nel gruppo Facebook.

Una seconda passeggiata è stata realizzata il 18 Maggio toccando il Castello Ursino, il monastero dei Benedettini e le terme della Rotonda.
Anche in questìoccasione sono state realizzate delle dirette video e sono state evidenziate le difficoltà nell’accessibilità dei siti storici e dei percorsi che li collegano. (Per maggiori info CLICCA QUI)

Esempio

Le segnalazioni pervenute al gruppo Facebook sono state geolocalizzate attraverso un form realizzato dall’ing. Giuffrida Nadia del dipartimento Dicar dell’università di Catania.

Accessibilità e Barriere Culturali- FOCUS organizzato dalla FIRST- IL MIO INTERVENTO

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Venerdì 15 dicembre scorso ho partecipato al convegno “Accessibilità e Barriere Culturali” indetto dalla FIRST (Federazione Italiana Rete Sostegno e Tutela diritti delle persone con disabilità) in Roma presso la Biblioteca Nazionale Centrale. Ho partecipato come relatore sul tema: “Le barriere architettoniche nel processo di Vita Indipendente delle persone con disabilità“. Di seguito la trascrizione del mio intervento avvenuto tramite collegamento telefonico.

“Oltre ad essere vicepresidente di un’associazione che si occupa di autismo ma non solo, mi occupo di vita indipendente ed autodeterminazione che sono due concetti che sto portando avanti ormai da tanto tempo e sui quali mi impegno.
Cosa mi preme dire oggi rispetto al tema delle barriere architettoniche e culturali?
Bisogna partire dalla visione d’insieme di un progetto di vita indipendente relativo alla persona con disabilità e cercare di metterlo in atto.
Perché sinora spesso si è parlato di assistenza alla persona, di assistenza domiciliare: sono quei servizi di prima necessità che in molte regioni, come nella mia, in Sicilia, vengono a mancare. Sono pressoché inesistenti se non espletati in maniera molto elementare.
E’ ovvio che quando si parla di vita indipendente, se mancano i presupposti di una giusta assistenza, qualsiasi sia la forma di disabilità non si è concluso nulla.
Io non amo neanche la differenza tra disabilità gravi e gravissime. Perché se è vero che ogni persona ha diritto ad un progetto individualizzato, è all’interno di quel progetto che si ritrovano le necessità, i bisogni e quindi anche i costi che servono a sostenere quel tipo di progetto.
Però la visione di vita indipendente è molto più ampia. Il tema delle barriere architettoniche qui lo troviamo in maniera preponderante.
Perché se diamo per certa quel tipo di assistenza alla persona, e alla quale la persona ha diritto, è pur vero che questo tipo di intervento risulterebbe essere sterile se non vi sono accanto tutta una serie di altre necessità relative alla persona.
Ad esempio, quello che viene sempre poco dibattuto è la mobilità rispetto alla persona.
Come fa una persona con disabilità? Come facciamo a rendere e a dare il diritto alla mobilità che una persona ha? Questo è un problema molto serio. E il problema della mobilità è strettamente correlato a quello delle barriere architettoniche perché se io riesco a rendere una persona autonoma, e riesco addirittura culturalmente a portarla verso un processo di autodeterminazione, a che serve questo quando io poi non posso accedere a una struttura pubblica perché c’è una barriera architettonica…
Cosa succede quando io voglio andare in un qualsiasi posto di una città o voglio prendere un mezzo pubblico e questo non è accessibile? Quando si pensa al concetto di vita indipendente entrano in gioco non solo l’assistenza, ma anche l’urbanistica del luogo in cui questa persona vive, la mobilità intesa come mezzi messi a disposizione affinché la persona possa raggiungere più luoghi, e tutto questo ovviamente lo riscontriamo in una mancanza di quella che deve essere la responsabilità di chi nel pubblico ha il dovere di garantire questi diritti.
Ma perché ci troviamo di fronte a persone delle istituzioni che non riescono a garantire questi diritti? E guardate che non mi riferisco solo al sempre messo in campo ‘non ci sono i soldi’…perché in realtà vediamo tutti i giorni che anche laddove ci sono i soldi non ci sono giuste politiche riguardo alla disabilità e assolutamente non c’è nessuna visione d’insieme di quello che deve essere un progetto di vita indipendente per una persona.
Ci arrabbiamo molto per questo perché vediamo come laddove ci sono risorse queste vengono sperperate nella migliore delle ipotesi, usate per la messa in opera di strutture che poi non risultano adeguate, finanche alle cronache che leggiamo tutti i giorni – non mi interessa fare polemica – ma leggiamo tutti i giorni di come le risorse vengano poi destinate diciamo a tutt’altri usi non proprio legali.
Questo succede, oltre a causa di interessi di parte, perché purtroppo le persone che governano le istituzioni, (spesso, ovviamente non sempre, troviamo molti esempi di dirigenti che fanno bene il loro mestiere), non sanno come agire. E lo sappiamo bene noi che viviamo la disabilità, io in primis, perché per chi non lo sapesse ho una tetraplegia, cioè dal collo in giù non muovo nulla.
Non ci dimentichiamo poi dei familiari, di chi fa opera di caregiver rispetto alla persona, sanno bene qual è la cultura che dovrebbe esserci.
Spesso però le persone che devono decidere per noi e per il nostro futuro, e che devono governare la cosa pubblica, non hanno la cultura sulla disabilità E qui coniughiamo quella che è la difficoltà di abbattimento delle barriere architettoniche in un processo di vita indipendente di una persona con disabilità a quella che è una delle cause di questo mancato abbattimento che è purtroppo la non cultura rispetto alla disabilità che riguarda molte persone che invece avrebbero il dovere di garantire quei diritti. Quindi alla fine il tema di questo convegno coniuga perfettamente i due processi: uno culturale rispetto all’abbattimento di barriere e uno reale di barriere architettoniche che impediscono la vera inclusione da parte della società verso una persona con disabilità.
E badate bene che io dico sempre l’opposto: non parlo mai di inclusione della persona nella società ma è la società che deve essere inclusiva rispetto alla persona.
E quindi il modo assolutamente non congeniale di coniugare questi due aspetti, l’abbattimento delle barriere architettoniche e l’abbattimento delle barriere culturali, fa sì che anche laddove con fatica si riesca ad ottenere quel principio indispensabile di assistenza riguardo alla persona con disabilità, spesso questa diventa un’assistenza all’interno di una condizione paragonabile a quella degli arresti domiciliari senza aver commesso alcun reato perché poi ci si ritrova nella impossibilità ad accedere al proprio diritto alla mobilità, e dove si riesce ad avere garantito questo diritto non si può accedere a quella che è la fruizione dei vari aspetti legati alle barriere architettoniche, come è stato detto prima rispetto allo sport ma rispetto anche a tutta quella che è la fruizione della cultura, o rispetto alla fruizione del divertimento, perché poi sembra che le persone con disabilità non abbiano diritto al divertimento, a noi viene dato come un lusso o una concessione.
Queste due barriere sono veramente correlate, e purtroppo il non operare in cultura sulla disabilità alimenta questo processo di mancata inclusione e non permette la realizzazione di un vero progetto di vita indipendente per una persona che ha una disabilità.”

Trascrizione a cura di Veronica Femminino

Galleria d’Arte Moderna: Steve McCurry fruibile a tutti?

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Quest’oggi ho deciso di andar a Palermo a vedere la mostra fotografica dedicata a Steve McCurry. Stavo organizzando questa giornata da molto tempo perché, come sapete, per me non è affatto semplice uscire di casa vista anche la scarsa assistenza di cui vi ho parlato più e più volte. Ci tengo a dirvi subito che la mostra è bellissima e che le fotografie, dalle più celeberrime come La ragazza afgana alle meno conosciute per i non appassionati del genere, sono piene di umanità e tecnica come solo il grande Steve è capace di immortalare. Se potete andateci, la galleria è in allestimento fino al 19 febbraio 2017.

Ma andiamo alle dolenti note che purtroppo sono quasi inevitabili quando a muoversi è una persona con disabilità, come me, in una città non esattamente senza barriere architettoniche. 

Una volta entrato dentro la GAM (Galleria d’Arte Moderna) e fatti i biglietti (l’ingresso è gratuito anche per l’accompagnatore) ci viene detto che la galleria dove erano le foto non era facilmente, anzi per nulla, accessibile perché l’ingresso utilizzato per le persone in sedia a rotelle era inagibile a causa di una porta chiusa e non funzionante e che, la beffa, l’altro ingresso aveva sì un solo gradino ma impossibile da superare. 

Ovviamente ci lamentiamo e anzi protestiamo vigorosamente e pretendiamo di parlare con la responsabile della mostra, tutto ciò condito da un atteggiamento davvero poco consono degli uscieri che nel loro giustificarsi continuo e nel declinare ogni responsabilità ci invitavano quasi a desistere. Dopo diversi minuti di attesa ed, evidentemente, aver loro interpellato chi di dovere la porta magicamente è stata aperta (porta fuori servizio da 2 anni, così ci han detto) e così ho potuto fruire di opere straordinarie e vivere una bella esperienza ma non vi nego non senza un retrogusto amaro in bocca.

Una persona con disabilità per vivere e gioire anche della bellezza ancora oggi deve superare ostacoli di ogni tipo e far fatica perché se oggi, al posto mio, ci fosse stata una persona meno propensa a protestare per rivendicare un proprio diritto state certi che sarebbe tornato a casa senza poter vedere le foto di Steve McCurry. 

Adesso basta!

Intervista su LaRepubblica 

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Cari lettori, 

ieri pomeriggio sono stato intervistato dal quotidiano La Repubblica. L’intervista è stata pubblicata oggi in cartaceo su LaRepubblica Nazionale e in video sul sito del quotidiano nelle cronache di Palermo.

Voglio ringraziare Sara Scarafia, la firma del pezzo, per la fedeltà con la quale ha riportato le mie parole. 

Il video

Turismo accessibile, a Siena e Pienza il tour oltre le barriere architettoniche

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18/03/2016

Europe Without Barriers, progetto europeo guidato da AISM per un turismo accessibile a tutti, si conclude con un convegno internazionale. Negli stessi giorni alcuni blogger ci faranno scoprire nuovi itinerari. Per seguire gli aggiornamenti sui social #italiasenzabarriere, #turismoaccessibile, #accessibletourism, #tourismforall

 
Impegnarsi concretamente a rimuovere tutte le barriere che limitano le opportunità delle persone con disabilità e non, creare “itinerari turistici” e costruire nuove prospettive di viaggio. Perché viaggiare è possibile – e deve essere possibile – per tutti. È questo lo scopo del blog tour organizzato da AISM all’interno del progetto europeo EWB Europe without barriers che si terrà il 23 marzo 2016 tra Siena e Pienza.

Un gruppo di blogger italiani e stranieri, “influencer” digitali che si occupano di viaggi e soprattutto di turismo accessibile, sono stati coinvolti per partecipare in persona al blog tour che toccherà queste due città medievali e i loro luoghi di interesse come Santa Maria della Scala e Piazza del Campo a Siena e Palazzo Piccolomini a Pienza.

Oltre lo stereotipo delle strade strette e delle barriere architettoniche che spesso rendono difficile la visita di questi gioielli turistici, esistono in realtà itinerari accessibili a tutti, ricchi di informazioni pratiche, utili sia al turista tradizionale sia alle persone con disabilità, percorsi che il tour ha lo scopo di far conoscere a un pubblico sempre più vasto.

Ecco chi sono i blogger coinvolti che prenderanno parte al blog tour il 23 marzo 2016. Fabrizio Marta, aka“Rotex”, in carrozzina per una malattia ossea ma affetto da una patologia ancora più grave: la “viaggite”. Per questo motivo si definisce “viaggiatore rotante” e da anni racconta i suoi viaggi per sensibilizzare l’abbattimento delle barriere architettoniche e culturali nel suo blog sulla piattaforma Vanity Fair oltre ad essere guida per caso (turismo accessibile) per il sito “Turisti per caso”.

Parteciperà al tour anche Marianna Norillo, salernitana trapiantata in Sardegna che sul sito www.tiraccontounviaggio.it  racconta le sue avventure fuori dagli itinerari di massa e rivela tutto quanto difficilmente si trova nelle guide turistiche.

Flora Baker, blogger londinese vincitrice del Travel Writing Competition 2015 del National Geographic, che si definisce una scrittrice, poetessa, volontaria, ma soprattutto una viaggiatrice; dal 2012 nel suo diario digitale racconta i viaggi fatti zaino in spalla in giro per il mondo, dal Nepal alla California, dalla Groenlandia fino al Sud America.

E infine  “Italy for all”, uno dei più importanti portali informativi interamente dedicati al turismo per disabili che propone itinerari accessibili a tutti lungo tutta la penisola.

Dal 21 – giorno di apertura delconvegno  internazionale con cui si conclude Europe Without Barriers, il progetto europeo dedicato a un turismo accessibile di cui AISM è coordinatore, sino al 23 marzo, durante il quale si svolgerà il blog tour – è possibile seguire gli aggiornamenti in tempo reale su Twitter e Instagram.#italiasenzabarriere, #turismoaccessibile, #accessibletourism, #tourismforall 

Secondo l’istituto Doxa più del 16% delle famiglie italiane, circa 10 milioni di persone sono coinvolte nel turismo allargato. Non solo persone con disabilità motoria ma anche ammalati cronici, famiglie con bambini molto piccoli, coloro che soffrono di intolleranze alimentari particolarmente limitanti fino ai turisti che viaggiano con gli animali. Il 70% delle persone con una disabilitàpotrebbe viaggiare, ma molti non lo fanno per paura di trovare degli imprevisti e vedersi limitati nelle esigenze e nei gesti quotidiani. Turismo per tutti è soprattutto un diritto, è turismo senza barriere né discriminazioni: non solo per chi soffre di una disabilità ma anche per la sua famiglia e gli amici. È per realizzare questi diritti che AISM opera da anni con progetti come Europe Without Barriers.
(aism.it)

di Giovanni Cupidi

La sedia a rotelle che vince le barriere architettoniche (creata da 10 universitari)

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Scalevo è l’ambizioso progetto di dieci studenti svizzeri: una sedie a rotelle in grado di salire e scendere gradini e scale, migliorando il quotidiano di diversamente abili in tutto il mondo.

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Tutto è nato nel 2014, da un progetto di Bernhard Winter, giovane laureando della Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo. Bernhard è solito condividere il breve tragitto tra casa e università con un suo amico, Thomas, costretto su una sedia a rotelle fin dalla nascita, per una rara malattia genetica. Zurigo è una città estremamente attenta alle tematiche riguardanti la disabilità, con una percentuale pressoché inesistente di barriere architettoniche, e iniziative a favore della sensibilizzazione che si susseguono durante il corso dell’anno.

Cos’è Scalevo
Purtroppo, però, non è così in altre realtà metropolitane del mondo: Bernhard e altri amici decidono di regalare un viaggio a Liverpool a Thomas per il suo ventesimo compleanno, fan dei Beatles. Arrivati nella città inglese, Bernhard si rende conto delle difficoltà che le persone con limitate capacità motorie e sensoriali si trovano ad affrontare nel quotidiano, dalla semplice salita e discesa da un mezzo di trasporto, all’ingresso in edifici pubblici e privati. La disabilità nel mondo colpisce un miliardo di persone, di cui duecento milioni con gravi limitazioni fisiche, e novantacinque milioni di bambini di età compresa tra i 0 e i 14 anni (fonte World Health Organization).
Da qui il progetto di Bernhard: il giovane laureando ne parla con i suoi professori, il dottor Siegwart e il dottor Haas, e insieme costituiscono un team ben assortito di ingegneri, creativi e designer, tutti giovani studenti del Swiss Federal Institute of Technology e della University of Arts di Zurigo. Nasce così Scalevo, una sedia a rotelle in grado di vincere le barriere architettoniche, rendendo autosufficienti i diversamente abili anche in contesti difficili.

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Com’è fatta
Scalevo ha un’altezza di sessantacinque centimetri ed una lunghezza di centocinque centimetri, raggiungendo un peso (comprensivo delle batterie poste sotto il sedile) di centouno chilogrammi. Con la tecnologia a giroscopio, simile a quella del Segway, è in grado di roteare e accelerare e restare in equilibrio grazie allo spostamento del peso su di essa, e permette di mantenere stabilità nell’affrontare la salita e la discesa sulle scale. La pendenza che Scalevo può affrontare è compresa tra i 17 e i 34 gradi, sempre con la schiena rivolta verso il punto più alto della scala. La velocità raggiunta dalla sedia è di 10 chilometri orari, e scende a un passo al secondo al momento della salita o discesa.

Il team di Scalevo e gli step futuri
Dieci studenti universitari di età compresa tra i 21 e i 27 anni: ingegneri, informatici, comunicatori e designer, tutti accomunati dalla volontà di creare una soluzione con un reale impatto positivo sulla vita di milioni di persone. Un prodotto simile a Scalevo era già stato proposto nel 2009, senza successo, dalla Johnson&Johnson: iBot. Il maggior ostacolo incontrato era dovuto alle dimensioni ingombranti della sedia e al suo peso, che la rendevano difficilmente utilizzabile in autonomia dal diversamente abile. Il team di Scalevo, invece, trova nel design la chiave per rendere fruibile questa tecnologia al grande pubblico.

Tutto in questa sedia a rotelle è automatizzato: vogliamo semplificare la vita ai disabili nei contesti più difficili
Scalevo è ancora un prototipo, e verrà presentato ufficialmente al pubblico al Cybathlon Challenge di Zurigo nel 2016. Dopodiché l’intenzione è quella di lanciare una campagna crowdfunding su Kickstarter per la produzione su larga scala ed effettuare le prime consegne ad inizio 2017.
(thenexttech.startupitalia.eu)

Disabilità e Differenziata, l’iniziativa di una ONLUS

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Vi segnalo una iniziativa che sta portando avanti l’Associazione  Mo.VIS. ONLUS di Vittoria (RG) con il posizionamento negli Istituti Scolastici di contenitori per la raccolta differenziata al fine di utilizzare parte del ricavato, tramite apposito accordo con la società di riscossione, per l’abbattimento delle barriere architettoniche di parte della città.
Mi sembra una buona iniziativa, magari verrà giudicata una goccia nel mare, ma magari pensiamo ad essa in una visione più estesa! Inoltre è fortemente educativa proprio perché realizzata nelle scuole.
Qui di seguito il comunicato stampa della Associazione Mo.VIS ONLUS
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Disabilità e Differenziata
(posizionati i contenitori nelle scuole)

Come annunciato un paio di settimane fa, insieme alla SEA abbiamo incominciato a posizionare le isole ecologiche allinterno degli istituti superiori. Qui si potranno conferire Plastica Vetro Carta e Alluminio, ovviamente puliti, cioè senza che contengano liquidi o residui organici.
La SEA ha dato piena disponibilità nella riscossione di quanto verrà raccolto, quindi i dirigenti potranno decidere i giorni e la frequenza della riscossione o chiamare ogni volta che i contenitori saranno pieni. Però, come abbiamo in questi giorni ribadito durante le assemblee distituto a cui abbiamo partecipato, suggeriamo di specificare un giorno, magari a cadenza settimanale, nel quale i ragazzi, ma anche gli insegnanti e gli altri operatori scolastici, potranno portare quanto racimolato a casa nellarco della settimana, siano bottiglie, lattine, giornali o altro, purché appartenenti alle tipologie sopra indicate. 
Con queste MACRO-RACCOLTE scolastiche si vuole istruire i ragazzi a compiere correttamente la raccolta differenziata, perché sarà grazie a loro che le famiglie, quando (e ci auguriamo presto) verrà avviato il porta a porta, verranno aiutate a differenziare correttamente. Inoltre ci aspettiamo che allinterno delle scuole, poiché luoghi chiusi e in qualche modo sorvegliati, non si verifichi ciò che avviene ai contenitori stradali, quindi ci aspettiamo una raccolta finalmente proficua.
Parte del ricavato di questa raccolta differenziata verrà destinato al progetto MoVIS Una Via Cavour Completamente Accessibile, che prevede di realizzare degli interventi di abbattimento barriere architettoniche nei numerosi esercizi commerciali inaccessibili. Comunque il nostro progetto prevede anche altre fonti di approvvigionamento pecuniario, che illustreremo meglio prossimamente, intanto ci auguriamo che la raccolta differenziata nelle scuole risulti proficua così come ci fa supporre linteresse mostrato dai ragazzi in occasione delle assemblee tenute insieme a Yuri Impellizzeri.            
Vittoria, 30 marzo 2015

Carmelo Comisi
Presidente MoVIS

di Giovanni Cupidi

Barriere e burocrazia: la vita è un ostacolo per 300 mila disabili

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Sottopongo alla vostra attenzione questo articolo del giornalista de La Repubblica Lorenzo Tondo, molto interessante sulla qualità della vita delle persone con disabilità in Sicilia.
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Fondi H ridotti al minimo, la Regione maglia nera. Il settanta per cento degli edifici pubblici non è adeguato agli standard. Dal 2008 a oggi le graduatorie per l’assegnazione dei contributi non sono mai state liquidate

di LORENZO TONDO

I loro nomi sono tutti lì. Tutti catalogati in un vecchio fascicolo ormai polveroso e inabissato nel tempo. Dentro ci sono le richieste di migliaia di disabili. Di tutti quei siciliani che da oltre sette anni attendono dalla Regione un contributo per l’abbattimento delle barriere architettoniche dalle loro abitazioni.

C’è il nome di Mario, 56 anni, che ha bisogno dei soldi per costruire uno scivolo in una palazzina di via Oreto. C’è quello di Claudia, 46 anni, stanca di pesare sulle braccia dei vicini tutte le volte che deve raggiungere il quarto piano del suo appartamento nel centro storico di Catania. Le loro preghiere sono da anni sul tavolo di tutti i governi regionali che si sono succeduti dal 2006 a oggi e che quelle pagine sembrano non averle mai neppure sfogliate.

Secondo i dati del Collegio dei geometri della provincia di Palermo, raccolti nella campagna in corso dal titolo “Città senza ostacoli”, oltre un milione di edifici privati in Sicilia (circa l’80 per cento del totale) non sarebbero abitabili o raggiungibili dai portatori di handicap, con punte sconcertanti nella provincia di Caltanissetta, dove si sfiora il 90 per cento. Si tratta di case, palazzi, centri commerciali, negozi, cinema, uffici, discoteche e industrie, con accessi ostacolati da barriere insormontabili per chi non ci vede o è costretto a vivere su una sedia a rotelle. Solo a Palermo gli edifici privati fuori legge per i disabili sono oltre 100 mila. A Catania più di 60 mila.

Senza contare semafori, marciapiedi e accessi a piazze o spiagge negati a chi si muove solo su carrozzine o stampelle. Terrificante il quadro degli enti pubblici che vede in Sicilia ben il 70 per cento delle sue sedi impraticabili per i medullolesi. Nell’Isola l’Istat conta circa 300 mila cittadini diversamente abili. Per dar loro la possibilità di vivere una vita normale, lo Stato ha delegato le Regioni, nell’ambito della loro autonomia, “a reperire le risorse necessarie”. La Sicilia è l’unica nel Paese a non aver mai istituito un capitolo di riferimento in Bilancio. Risultato? Dal 2008 ad oggi, le graduatorie per l’assegnazione dei contributi non sono mai state liquidate. Perché? E dove sono finiti quei soldi? 

CITTÀ A OSTACOLI 
Se lo chiedono gli invalidi siciliani, che, tra mille difficoltà, continuano a sperare che la politica, prima o poi, si accorga di loro. Si accorga di Gianluca e Alessio Pellegrino, fratelli rispettivamente di 32 e 22 anni, entrambi tetraplegici dalla nascita, che, dopo la morte delle zie con le quali vivevano, si sono ritrovati improvvisamente soli. Oggi, i due condividono un appartamento nei pressi di Falsomiele, a Palermo. Da anni Gianluca attende un contributo per l’acquisto di una carrozzina con comando a bocca (costo 13. 000 euro) che da solo, con una pensione di appena 700 euro, non potrebbe comprare. Soldi che però dall’Asp non sono arrivati. “Non è una vita facile – dice Alessio – e se non avessimo l’aiuto degli amici, non riusciremmo ad arrivare a fine mese. C’ è l’assistenza da pagare – il Comune manda un operatore solo per due ore al giorno – l’affitto, le bollette e tutto il resto. 

“E poi c’ è questa città – continua – fare un giro a Palermo è un vero e proprio calvario”. A cominciare dai mezzi pubblici. Molti degli autobus dell’Amat non sono provvisti di pedane per i disabili, altri non sono funzionanti. E arrivati in centro, l’odissea continua. Visto con gli occhi di chi è costretto a vivere su una sedia a rotelle, Corso Vittorio Emanuele è un lunghissimo percorso ad ostacoli. Quasi tutti i suoi marciapiedi sono impraticabili. Troppo stretti per una carrozzina, troppo alti per salirci. Per non parlare delle macchine parcheggiate in divieto che bloccano letteralmente il passaggio, costringendo i disabili a torn are indietro per decine di metri o a spostarsi sull’asfalto. “Io ci ho fatto ormai il callo alle strade di Palermo – dice Alessio – per evitare di farmi incastrare dai marciapiedi, viaggio praticamente sulla strada. Rischio tantissimo, ma almeno evito di perdere ore prima di arrivare a destinazione”. 

Prendi la Cala ad esempio. La più bella passeggiata di Palermo. Peccato che nessuno abbia pensato di realizzare scivoli e pedane sullo spartitraffico di via Crispi. Stesso discorso per i semafori. Troppi quelli privi di segnalatori acustici. E ancora, i sovrappassi chiusi di via Regione Siciliana, i marciapiedi di via Lazio invasi dai pali di segnaletica, quelli di via Roma dai cestini getta-carta e addirittura le pensiline dell’Amat che intralciano il passaggio. Per non parlare poi di chiese, locali e discoteche, quasi tutti inaccessibili. “Palermo è l’emblema di questo triste fenomeno – dice il presidente del Collegio dei geometri della provincia di Palermo, Carmelo Garofalo – una città né a misura di disab ile, né, in verità, a misura di residente”. 

ENTI POCO PUBBLICI 
Dalla Uil Pensionati è partita qualche mese fa una campagna per scovare la presenza di eventuali “ostacoli” negli uffici pubblici. Tantissime le segnalazioni raccolte dalle province siciliane. A partire proprio da Palermo. Come l’edificio che ospita la sede dell’Ordine degli architetti in piazza Principe di Camporeale. L’ex presidente, Giuseppe Mantione,è deceduto pochi mesi fa. Da anni era affetto da una grave forma di sclerosi multipla che lo aveva costretto su una sedia a rotelle. Peccato che il suo ex ufficio, quello della presidenza, si trovasse al terzo piano, privo di ascensore. Un ostacolo che impedì allo stesso presidente di partecipare alle riunioni in sede. O il municipio di Isola delle Femmine dove due rampe di scale rendono l’accesso insormontabile agli invalidi. 

E ancora a Partinico, con gli uffici dell’Agenzia delle Entrate di via Tenente la Fata situati al terzo piano senza ascensore. Da Catania arriva invece la segnalazione di u n consigliere comunale che ha denunciato scalini ed ostacoli all’ingresso di Palazzo dei Chierici, sede dell’assessorato al Bilancio. Al primo posto tra le province siciliane più problematiche si trova Caltanissetta. Una situazione talmente grave da indurre la “Associazione H”a presentare un esposto alla Procura nissena con tanto di elenco di tuttii luoghi off limits (tra cui comuni e biblioteche). “Non possiamo più tollerare l’insensibilità istituzionale nei confronti di chi è già stato messo a dura prova dalla vita – dice il segretario della Uilp Sicilia, Antonino Toscano – non possiamo più ignorare chi è costretto a misurarsi quotidianamente con situazioni che mai dovrebbero verificarsi”. “Ci sono migliaia di isolani in graduatoria che aspettano un contributo per liberare le proprie abitazioni da ostacoli – continua – alcuni dei quali hanno già affrontato le spese con le proprie risorse e sono ancora in attesa di un rimborso”. 

BILANCI “INVALIDI” 
La Regione allarga le braccia. “I fondi sono quelli che s ono”, lamentano dal dipartimento alle Finanze. Eppure, guardando al resto d’ Italia, l’Isola sembra l’unica ad avere difficoltà a reperirli. Pur in una situazione di crisi, l’Emilia-Romagna per la creazione del Fondo regionale della non autosufficienza ha assicurato sul proprio bilancio oltre 120 milioni di euro che, insieme a quelle provenienti dal Fondo sanitario, portano il totale a circa 430 milioni. Ammonta invece a oltre 130 milioni il fondo della Lombardia, 430 milioni di euro in Toscana, 120 in Sardegna. E nell’Isola? La Sicilia è l’unica a non aver mai istituito un fondo per le non autosufficienze. Lo scorso anno l’assessore alla Famiglia Ester Bonafede presentò un emendamento che prevedeva di rifinanziare i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche nei condomini siciliani. 

L’idea era quella di liquidare le richieste congelate in quel fascicolo chiuso per troppo tempo. La proposta però fu cestinata dall’Ars. Nell’attuale bilancio regionale non vi sono risorse finalizzate all’abbattimento delle barriere architettoniche. Prima che i commissari impugnassero la nuova Finanziaria, qualcuno aveva timidamente inserito una voce dedicata ai disabili con un altrettanto timida cifra di circa 2 milioni di euro. Voce che, nel giro di poche settimane, ha già subìto una prima sforbiciata. “Quello dei disabili è un tema che la politica fatica a inserire tra le sue priorità- commenta l’assessore Bonafede – quando in realtà sono proprio le fasce più deboli che andrebbero per prime tutelate. Noi ci abbiamo provato. Ma la Sicilia ha l’obbligo di fare di più”. 

Eppure l’abbattimento delle barriere architettoniche rappresenterebbe una vantaggiosa opportunità per la regione. Ne è convinto il Collegio dei geometri di Palermo: “Attraverso la riqualificazione delle città – spiega ancora Garofalo – è possibile creare nuove opportunità di lavoro per gli operatori dell’edilizia. Con il suo disinteresse per le problematiche dei disabili, la politica sembra ignorare sia le istanze dei portatori di ha ndicap che quelle del mondo delle costruzioni”. Ma la Regione ha altre priorità. “Come gli affitti da pagare ad enti che non esistono – commenta Gianluca – i soldi spesi da alcuni dirigenti per saldare i loro debiti o pagare i superstipendi di manager e presidenti. Per noi invece non c’ è nulla. Come se non esistessimo. Sembra una precisa strategia. E se mi guardo intorno, credo pure che funzioni”.
(repubblica.it)

di Giovanni Cupidi