Milano, arriva MusA: l’app che apre i musei ai non vedenti creata dai ricercatori della Statale

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Il progetto di realtà aumentata permetterà ai cittadini disabili di fruire del patrimonio artistico

Quanti sono in Italia i cittadini con disabilità? 3 milioni e 100mila, il 5,2% della popolazione complessiva. Secondo gli ultimi dati Istat, solo il 19,2% si ritiene soddisfatto della propria vita, e appena il 9,3% di loro va al cinema, a teatro, a concerti e nei musei almeno una volta l’anno.
Tra i motivi di una percentuale così bassa ci sono le gravi limitazioni percettive che impediscono ai cittadini con disabilità di godersi normali momenti di svago come la visita di una mostra. A tal proposito, alcuni ricercatori e ricercatrici dell’Università Statale di Milano hanno presentato una App che rende possibile per gli ipovedenti e per i non vedenti fruire a pieno dell’esperienza artistica.

L’applicazione si chiama MusA – Museo Accessibile, ed è stata realizzata dal dipartimento di Informatica “Giovanni Degli Antoni” in collaborazione con ANS (Associazione Nazionale Subvedenti) e finanziata dalla Fondazione di Comunità Milano. Come spiegato dai ricercatori, il progetto si concluderà nel 2021.

Come funziona MusA

L’idea è nata nel contesto di DescriVedendo, un progetto inclusivo di accessibilità culturale che ha come obiettivo quello di ampliare il più possibile la platea di fruitori delle opere d’arte attraverso la collaborazione tra persone con disabilità e non.
L’App sarà accessibile a tutte le persone con disabilità visive, grazie all’integrazione con gli strumenti di accessibilità già disponibili sugli smartphone, come zoom per persone ipovedenti e lettura del testo per persone non vedenti.
Entro il 2020, ad esempio, sarà possibile visitare altri capolavori del Castello Sforzesco, come la Pietà Rondanini di Michelangelo.

Fonte: Descrivedendo

Per le persone ipovedenti, inoltre, saranno disponibili anche funzionalità apposite come i filtri, che permetteranno di vedere l’opera a colori invertiti, con maggiore luminosità o con maggiore contrasto.
In «questo mondo dominato da immagine», scrivono dal progetto DescriVedendo, «la parola resta, nonostante tutto, uno strumento spesso sottovalutato, ma ancora molto efficace e flessibile per un impiego assistivo nei confronti di molte disabilità. Può infatti essere facilmente trasformata in diversi formati: audio, caratteri ingranditi, Braille, lingua dei segni, lingua controllata, lingua semplificata, ecc».

(open.online)

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Nasce il Museo delle Tecnologie per Disabilità Visive

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L’Optacon, presente al nuovo Museo di Genova, fu il primo strumento che con una sorta di telecamera e una matrice di 144 aghi permise ai ciechi di leggere con il dito indice i caratteri a stampa e anche quelli manoscritti

L’inaugurazione del Museo Italiano delle Tecnologie per Disabili Visivi, in programma a Genova per il 26 settembre, coronerà il lungo lavoro di ricerca svolto nel settore dalla Fondazione Lucia Guderzo. Il tutto avverrà a bordo della chiatta di Dialogo nel Buio, la mostra-percorso multisensoriale che in totale assenza di luce, si articola attraverso ambienti e situazioni reali di vita quotidiana, con l’accompagnamento di guide non vedenti. Uno spazio, quest’ultimo, divenuto permanente, grazie all’impegno dell’Istituto David Chiossone del capoluogo ligure.

Nata per onorare il ricordo di chi dedicò tutta la propria vita a rendere possibile un più alto livello di autonomia per le persone con tutti i tipi di disabilità (motoria, sensoriale o cognitiva), la Fondazione Lucia Guderzo è una ONLUS con sede a Loreggia (Padova) ed è riuscita ora a portare a compimento la prima sala del Museo – con la preziosa collaborazione dell’Istituto Chiossone -, ove si raccolgono alcuni strumenti che hanno permesso alle persone cieche e ipovedenti di conoscere il mondo in modo diverso.
Si parla ad esempio delle macchine da scrivere braille, dei primi dispositivi informatici di interfaccia con il computer o dei videoingranditori di qualche decennio fa, tutto materiale degli Anni Settanta e Ottanta, proveniente dall’Italia, dall’America e da Paesi europei come la Germania o la Svezia, storicamente all’avanguardia nella ricerca e nello sviluppo di ausili a compensazione dell’handicap. Un “totem” dotato disintesi vocale e display a grandi caratteri guida i visitatori alla scoperta degli strumenti e del loro utilizzo.
In particolare, un posto d’onore è riservato all’Optacon, il primo strumento che con una sorta di telecamera e una matrice di 144 aghi permetteva ai ciechi di leggere con il dito indice i caratteri a stampa e anche quelli manoscritti. Proprio l’Istituto Chiossone era un punto di riferimento nazionale per chi voleva apprenderne l’utilizzo. L’idea per il suo sviluppo, infatti, era nata a Genova, ed è stata raccolta successivamente dall’Università di Stanford (California), che l’ha progettato e ne ha realizzato i primi prototipi.
E ancora, è degno di menzione il primo videoingranditore interamente italiano, nato dalla collaborazione tra la Tiflosystem di Padova e la Sèleco di Pordenone, che univa la funzione di ingrandimento (con telecamera e leggìo) a un normale televisore, per ridurre l’ingombro di due apparecchiature a quello di una sola.
Senza dimenticare il primo “computer per ciechi”progettato e assemblato in Italia, in quell’area del Piemonte, il Canavese, che era stata chiamata anche la “Silicon Valley italiana”: basato su una macchina Apple II, esso permetteva alle persone cieche di leggere e scrivere, usare e creare software e prevedeva persino la connessione a un monitor, per avvicinare il mondo della vista a quello della cecità. Fu il primo dispositivo a rendere accessibile il Televideo a chi è privo della vista.

Come detto, dunque, nella mattinata di sabato 26 settembre (ore 11), è in programma l’inaugurazione del Museo presso la chiatta di Dialogo nel Buio (mostra-percorso che per l’occasione potrà essere visitata da tutti i presenti), nella Darsena di Genova (di fronte al Galata Museo del Mare). Parteciperanno Davide Cervellin e Lorenzo Martini, presidente e vicepresidente della Fondazione Guderzo, assieme a Claudio Cassinelli, presidente dell’Istituto Chiossone.

È disponibile una scheda di approfondimento sulla mostra-percorso Dialogo nel Buio di Genova. Per ulteriori informazioni e approfondimenti:segreteria@fondazioneluciaguderzo.it (Giorgio Callegari).
(superando.it)

Roma racconta la disabilità con una Casa Museo a tema

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La disabilità ha barriere a volte mentali più che fisiche: una casa museo aiuta i visitatori a capire in che modo la società stigmatizza chi soffre di qualche disturbo fisico perenne

La sensibilizzazione è importante, perché informarsi e conoscere, permette di avvicinarsi a certi argomenti che non sono appannaggio solo di chi ne è direttamente coinvolto. La disabilità, per esempio, grazie ad una originale iniziativa, diventa una possibilità per chiunque di ascoltare racconti, scoprire quanto le nostre città non siano a misura di chi ha degli handicap e incrociare gli sguardi di chi vive sulla propria pelle, ogni giorno, certe situazioni. Nei giorni scorsi, dunque, è stata inaugurata una casa museo che è un vero centro culturale, oltre che un innovativo progetto di inserimento lavorativo.

La Casa Museo dello sguardo sulla disabilità, dunque, ha tutte le caratteristiche di una vera abitazione ed è arredata in modo completo. Ognuno può rendersi conto di quali accorgimenti e idee possono renderla davvero abitabile per tutti. Non viene fornita la solita chiave di lettura, ognuno è libero di sperimentare e immedesimarsi, passando da problemi sempre presenti quali i pregiudizi, l’indifferenza, la solitudine. La società, insomma, si è evoluta nel tempo, ma ancora oggi resistono certi preconcetti a livello culturale, duri a morire.

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All’interno della Casa Museo, dunque, si entra in un microcosmo di processi di esclusione, di momenti di abbattimento, di sofferenza anche psicologica, perché la nostra società non accetta ancora a livello mentale, qualunque tipo di disabilità. Allora, la soluzione è quella di mostrare, di informare, di accompagnare i visitatori in un percorso attraverso le stanze di una casa ideale, quella dove chiunque trova il suo rifugio perfetto. Tra cucina, camera da letto, bagno, soggiorno e sala da pranzo si possono ascoltare narrazioni, sentire gli sguardi inquisitori per la propria condizione, trovare pace e relax quando la sera ci si concede il meritato riposo.

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All’ingresso, viene consegnata una brochure esplicativa per seguire al meglio l’itinerario e valutare più l’aspetto esterno che interno di qualunque malattia permanente, cioè quello del giudizio subdolo di chi semplicemente passa accanto per strada o gli sguardi insistenti che indugiano per troppo tempo, senza distogliersi.

La collezione è fatta di storie e fonti orali o, ancora, di documenti che rappresenteranno presto il più grande archivio sulla disabilità. Sono previsti, inoltre, una serie di incontri e attività aperti a tutti: dalle visite didattiche, ai laboratori ludico-creativi, agli incontri di cucina per adulti e anziani. L’iniziativa è promossa e sostenuta dall’Associazione “Come un Ambero” Onlus, che si occupa da tempo di disabilità e inclusione sociale.
 (06blog.it)

I Google Glass al Museo Egizio: un aiuto alla disabilità

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Un progetto sviluppato da Rokivo, Vidiemme Consulting, l’Ens (Ente Nazionale Sordi), in collaborazione con il Museo Egizio di Torino e agganciato al progetto Atlas: gli occhiali di Google traducono in linguaggio dei segni.

Essere tra i primi al mondo a sperimentare l’universo applicativo dei Google Glass e scegliere di farlo con un progetto legato alla disabilità e alla accessibilità. È questo il caso di Rokivo, società di digital design, fondata a New York da un gruppo di professionisti di Torino e con un ufficio a Torino, dal quale segue il mercato italiano ed europeo. ”Ci occupiamo di user experience – racconta Valerio Saffirio, fondatore della società – ovvero di progettare la migliore esperienza possibile gli utenti di pc, smartphone, tablet e wearable computer, vale a dire con tutti coloro che si trovano a interagire con interfacce digitali. Il nostro Ceo Fabrizio Caso ha partecipato a Google Glass Explorer Project e Rokivo è stata selezionata per lavorare sul progetto e sull’abilitazione delle implementazioni degli occhiali di Google”. Partita con progetti fortemente legati alla sua attivitàtradizionale” Rokivo è passata poi a esplorare l’ambito della disabilità, in questo caso in collaborazione con Vidiemme Consulting , che si occupa invece di sviluppo software e con l’Ens (Ente Nazionale Sordi). ”In questo caso – continua Saffirio – ci siamo inseriti nel progetto Atlas (Automatic Translation into Sign Language) sviluppato dal Politecnico di Torino, dall’Università di Torino, da Rai, Beps Engineering, Lumig Studios, Csp e Microsoft Innovation Center, il cui obiettivo è sviluppare un sistema che riceva in ingresso contenuti in lingua italiana e li riproponga in uscita in Lis, vale a dire nel linguaggio dei segni che rappresenta la lingua di comunicazione per le persone affette da disabilità uditiive”. In questo caso il progetto è stato declinato in una nuova collaborazione con il Museo Egizio di Torino, con l’obiettivo di consentire anche ai sordi di accedere all’esperienza museale in totale pienezza: tutte le descrizioni e le informazioni relative alla statua di Ramesse II sono state infatti tradotte in Lingua dei Segni Italiana (LIS). GoogleGlassi4Lis, questo il nome del progetto, consente la conversione automatica di testi scritti in italiano in Lis, proiettandone i contenuti sul display dei Google Glass grazie all’utilizzo di un attore virtuale.”Per chi è affetto da sordità – è la necessaria precisazione di Saffirio – la lingua dei segni italiana è di fatto la prima lingua, mentre l’italiano finisce per essere la seconda lingua, per altro non da tutti compresa”. Da qui l’importanza della collaborazione con l’Ens, per sviluppare una soluzione che davvero risponda alle esigenze dei futuri fruitori. Da qui l’importanza di un progetto davvero tutto ”Made in Italy”. Naturalmente i Google Glass sono al momento solo prototipi e la disponibilità commerciale non è prevista prima del 2015. Nondimeno Saffirio sottolinea l’importanza di proseguire nelle prototipazioni, che si riveleranno tanto più significative quanto più ci si avvicinerà alla delivery definitiva. ”Il nostro nuovo progetto – svela – sarà di nuovo orientato alla disabilità. In questo caso guarderemo ai disabili motori, sviluppando un utilizzo dei Google Glass come aiuto all’identificazione dei percorsi accessibili per chi si muove in carrozzina”.
(01net.it)

di Giovanni Cupidi